Parole, corsa e tanto buon gusto


I deliziosi piatti della tradizione romagnola e un’ora di corsa ogni giorno sono il vero nutrimento della creatività di Linus, conduttore di Radio Deejay, che parla al suo pubblico con ironia e comicità ma anche con profondità e senso civico

Non ha un bel rapporto con gli specchi, il nostro deejay più famoso, Linus. “È dai tempi della regina Grimilde di Biancaneve che non ce la contano giusta: sono millantatori e servili, perché ti permettono di vederci quello che desideri, di fare smorfie finché non ti rimandano l’immagine che volevi. Mentre le foto no, sono implacabili e sincere, tanto che a guardarle spesso si pensa: ma sarò davvero così orribile?”. Come è venuta fuori questa storia degli specchi parlando di cibo con Linus? Ci siamo arrivati quando il discorso è scivolato sull’anoressia, sull’immagine menzognera restituita dallo specchio e che bisbiglia a queste ragazze “sei tu la più bella del reame!” Lo specchio, inoltre, ha a che fare con l’immagine e Linus è un uomo che mette in gioco la sua immagine giorno dopo giorno, con leggerezza e insieme saggezza. Siamo andati a trovarlo nella sede milanese di Radio Deejay, il suo quartier generale, e abbiamo chiacchierato piacevolmente con lui di cibo e dintorni.

Linus, regalaci un flash di te bambino a tavola

Sono nato a Foligno, trasferito a tre anni a Milano, ma cresciuto con tradizioni alimentari pugliesi, patria dei miei genitori. Amavo molto la cucina di mia madre, non solo orecchiette con le cime di rapa, ma ogni tipo di pasta e verdure. Devo però confessare un peccato gastronomico infantile che, per certi versi, mi riguarda ancora: da piccolo soffiavo su ogni maccherone per essere sicuro che il sugo ricadesse nel piatto, e ancor oggi, pur evitando questo spettacolo, quando mi capita di mangiare la pasta al pomodoro faccio attenzione a evitarne il condimento.

Nessuno è perfetto, accogliamo la confessione e ti perdoniamo. Tu cucini?

Ho la fortuna di aver sempre avuto qualcuno che lo facesse per me e sono passato dalle pentole di mamma a quelle di mia moglie, una romagnola che in cucina sa dire la sua. Quando mi capita di essere da solo non cucino: piuttosto elaboro delle tecniche di sopravvivenza, ma per cucinare serve pazienza e quando ho fame non ne ho.

Chissà allora quando arrivi alla fine delle tue famose corse affamato come un lupo! Raccontaci di questa tua passione per lo sport

Come sanno bene tutti i miei ascoltatori, la passione per la corsa mi ha folgorato una decina di anni fa e ora ogni settimana percorro circa 50-60 chilometri, suddivisi in quattro-cinque corse da un po’ meno di un’ora. La scintilla è scattata in seguito alla rottura dei legamenti del ginocchio durante una partita di calcio, uno sport che praticavo regolarmente e che mi è stato consigliato di sostituire con un’attività meno a rischio di traumi, come appunto la corsa. Io ho ubbidito, buttandomi a capofitto in questo nuovo sport che ben presto si è trasformato da “compito salutistico” a un’abitudine irrinunciabile, che mi fa sentire molto meglio sia fisicamente sia mentalmente.
Anche perché la teoria secondo cui dopo i trent’anni si ingrassa di un chilo all’anno non mi lasciava per nulla tranquillo. Non so se sia vero, ma meglio prevenire.
Quello che mi piace di più è l’esser riuscito a far appassionare alla corsa anche tanti altri amici e ora corro in compagnia, in questa sorta di dimensione parallela e nettamente distinta dall’attività lavorativa: le persone con cui pratico questo sport e gli argomenti di conversazione non hanno nulla a che fare con il mondo della radio e degli altri impegni, e questa è una vera forma di evasione che mi permette di ricaricare le pile e letteralmente staccare dalla solita routine.

A vederti si direbbe che sei riuscito a scongiurare la maledizione “un chilo all’anno”. Come ha reagito il tuo organismo all’inizio di questa attività?

Durante i primi due anni il mio corpo si è dovuto adattare al nuovo sport, perdendo circa cinque chili ma soprattutto modificando il rapporto massa grassa/massa magra a favore della seconda. Ora sono arrivato al punto di equilibrio, e anche quando corro per due ore di seguito non perdo nemmeno un etto.

Hai cambiato abitudini alimentari?

Fondamentalmente no, visto che da sempre, grazie prima a mia madre e poi a mia moglie, seguo la dieta mediterranea, ormai considerata da tutti i nutrizionisti del mondo la migliore. Ho semplicemente aumentato un po’ l’apporto proteico, cosa importante per la muscolatura, e mi preparo alle corse più impegnative (quelle che superano l’ora), mangiando un bel piatto di pasta la sera precedente e concedendomi al mattino una colazione un po’ più abbondante. Faccio anche molta attenzione a rispettare la giusta distanza tra il pasto e l’attività sportiva, cosa che permette di avere le energie necessarie e non affaticarsi. E quando mi lascio tentare dai dolci, il mio punto debole, non solo non mi sento in forma, ma anche “colpevole” e un po’ annebbiato.
Credo comunque che l’attività fisica compensi qualche peccato di gola, e che il vero disastro per la linea e per la salute sia il divano, dove il rischio è ingozzarsi senza pensare.

Hai notato tra le persone che ti capita di avere intorno una mancanza di senso critico rispetto all’alimentazione?

Sono davvero colpito da come si possa mangiare male senza fare obiezioni e mi capita di notarlo spesso, forse a causa delle buone abitudini alimentari con cui sono stato cresciuto. Molte persone sembrano senza gusto e senza olfatto e non si accorgono di mangiare cibi impoveriti dai trattamenti che subiscono. Purtroppo si dedica sempre meno tempo e sempre meno attenzione all’alimentazione, si ingurgita senza degustare, capire o criticare.

Cos’è cambiato nell’alimentazione negli ultimi decenni?

È diventata un affare industriale a scapito non solo di sapori e profumi, ma anche di sostanza e sicurezza. Basta informarsi per capire che in ciò che mangiamo ci sono molti composti nocivi, e soprattutto non c’è più quello che ci dovrebbe essere: un esempio per tutti, le terribili e bellissime mele di New York, tutte lucide e in bella vista e veramente… terribili!

Alla tua radio, parlate di cibo?

Nella mia trasmissione affrontiamo tutti gli aspetti della quotidianità e quindi anche l’alimentazione. Soprattutto con Nicola Savino, il mio partner, che è un ottimo cuoco, facciamo delle gag sulla mia ormai celebre imperizia ai fornelli, ma parliamo anche di cibo in tutte le sue sfaccettature, da quelle più modaiole a quelle più importanti, come lo spreco alimentare contrapposto a un aumento della povertà che costringe sempre più gente a rivolgersi alle mense caritatevoli:quella dietro alla radio qualche anno fa era aperta solo la domenica, ora tutti i giorni e ha file sempre più lunghe. Quando mi viene chiesto, dò sempre voce a questo genere di iniziative, come quella per la colletta alimentare.

Se avessi una trasmissione tutta dedicata a questo argomento, di che cosa vorresti parlare in particolare?

Credo che ai miei ascoltatori interesserebbero informazioni sulle materie prime, come riconoscerne la qualità, che appunto è diventata un problema.

L’anoressia è più che mai una patologia sulla cresta dell’onda: hai mai affrontato questo argomento in radio?

Ne abbiamo parlato qualche volta: è un problema che conosco e tra le mie conoscenze ci sono delle persone che fortunatamente ne sono uscite. È per questo che mi permetto di dire a chi sta vivendo questo dramma che sono necessarie due cose: da un lato l’affetto di chi le circonda ma soprattutto deve accendersi nell’anoressica, parlo al femminile ma ci sono anche maschi che ne soffrono, la forza per farsi aiutare a uscirne. E questa è ovviamente la parte più difficile, perché le anoressiche si piacciono: e qui torniamo appunto allo specchio che rimanda quell’immagine eterea di cui le ragazze si innamorano.

Un pensiero riguardo al cibo per i tuoi figli, ma anche per i nostri lettori

Al momento i miei due figli di sette e quattordici anni sono un po’ troppo monotematici e diffidenti, ma spero dipenda dalla giovane età: vorrei regalare loro la voglia di sperimentare e la capacità di non avere pregiudizi, non solo riguardo al cibo, ma come atteggiamento generale nei confronti della vita. Una delle cose belle della nostra epoca è proprio la contaminazione tra le popolazioni, che ci porta a conoscere abitudini diverse e a sperimentare tante cose buone da mangiare, anche mischiando sapori lontani a quelli più nostrani: vorrei che non fossero spaventati da queste novità, ma che ne cogliessero tutta la ricchezza e le opportunità.

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