“Organizzare di più la filiera del biologico per rispondere alla domanda crescente e difendersi dalle importazioni”


A dirlo è stato Andrea Bertoldi coordinatore del settore biologico dell'Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, nel corso dell’assemblea nazionale dell’Alleanza

Alla IV Assemblea nazionale dell'Alleanza delle Cooperative Italiane – Settore Agroalimentare che si è svolta di recente a Roma un posto di rilievo hanno avuto - si legge in un articolo su ItaliaFruit -  l’ortofrutta in generale e l’agricoltura biologica in particolare.
Per la filiera del biologico, "la crescita che si registra ogni anno nel consumo di prodotti biologici – che nel 2014 ha segnato un +11% nelle vendite presso la GDO – non è accompagnata da una crescita delle produzioni". E' quanto ha rilevato il coordinatore del settore biologico dell'Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Andrea Bertoldi.
La domanda rischia di essere coperta dalle importazioni che nel 2013 sono aumentate del 21% rispetto all'anno precedente. "Per riuscire a far fronte alla richiesta crescente dei consumatori italiani e stranieri – continua Bertoldi - è pertanto necessario raddoppiare la produzione biologica nazionale, incrementando la conversione delle superfici e qualificandola rispetto ad alcune produzioni specifiche. È infatti sconcertante che oltre il 50% del prodotto che proviene da coltivazione biologica si perda e non venga venduto come biologico perché non certificato".
"Un supporto agli operatori nella fase della conversione è dunque prioritario – prosegue il coordinatore del settore biologico dell'Alleanza delle Cooperative Agroalimentari - e per farlo devono essere messi in campo strumenti di sostegno diretti per la fase di certificazione ma anche per la gestione dei rischi". In agricoltura biologica, infatti, la possibilità di sostenere il reddito dei produttori nella fase di conversione e avere a disposizione maggiori strumenti per la gestione dei rischi -  questi ultimi fondamentali perché l'agricoltura biologica è per sua natura più esposta ai rischi – sono strade essenziali per sviluppare il settore, mantenendo al contempo la fiducia del consumatore. Tali opportunità vanno trovate nella normativa comunitaria, la cui modifica è in questi giorni nella fase finale della discussione, nella programmazione nazionale e regionale, ma anche in strumenti privati elaborati per la gestione dei rischi a livello aziendale". 
"La cooperazione è la struttura societaria che, per i suoi valori, più si presta a rispondere a questi bisogni e non ultimo a quello di favorire l'aggregazione e la programmazione dell'offerta rispetto al mercato, come previsto tra l'altro nelle proposte per il settore inserite nel documento programmatico presentato in Assemblea. Ma anche altri strumenti possono essere sviluppati come ad esempio i distretti agroalimentari di qualità biologica o la costituzione di una Organizzazione interprofessionale per una migliore integrazione di filiera" conclude Bertoldi.

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