Ogm. Maggiore libertà di decisione ai singoli stati. Sia per vietare, sia per consentire


Il divieto potrà essere motivato da ragioni socio-economiche, di politica agricola, di interesse pubblico, di uso dei suoli, di pianificazione urbana o territoriale, per evitare la contaminazione di altri prodotti ("coesistenza"), o anche per ragioni di politica ambientale

 

Il Parlamento europeo – riferisce un articolo su Repubblica on line - ha approvato definitivamente il 13 gennaio a Strasburgo, con 480 voti a favore, 159 contrari e 58 astenuti, la nuova direttiva Ue che permetterà agli Stati membri di vietare, sul proprio territorio, la coltivazione di organismi geneticamente modificati (ogm) già autorizzati a livello comunitario. Le nuove norme entreranno in vigore già a partire dalla prossima primavera.
Dopo un lungo negoziato in "trilogo" con il consiglio Ue e la commissione europea, la nuova direttiva ha finito con l'accogliere molte delle richieste che lo stesso Europarlamento aveva approvato nella sua prima lettura, e che hanno rafforzato le posizioni dei paesi tradizionalmente contrari agli ogm. Una delle sue conseguenze più importanti, tuttavia, sarà quella di rendere più facile l'autorizzazione a livello comunitario e dunque il via libera alle coltivazioni transgeniche nei paesi membri che lo desiderano. E' soprattutto per questa ragione che si sono opposti al testo i Verdi e gli eurodeputati del M5s.
Con le nuove norme, gli Stati membri contrari alla coltivazione di un nuovo ogm sul loro territorio potranno segnalare la propria opposizione già durante la fase di autorizzazione comunitaria, chiedendo di modificarne il campo di applicazione geografico. Gli stati membri potranno anche decretare un divieto nazionale di coltivazione dopo che l'autorizzazione comunitaria è stata approvata, entro 10 anni (e non due come prevedeva la commissione nella proposta originaria). Un'altra novità è che gli Stati potranno proibire la coltivazione non solo di un singolo ogm, ma anche di anche di un gruppo di ogm con caratteristiche comuni.
Cade l'obbligo per i paesi membri (inizialmente previsto nella "posizione comune" del consiglio Ue) di negoziare direttamente con le società biotech, informandole della loro eventuale intenzione di vietare gli ogm da loro prodotti. Su questo punto, continuerà a essere la commissione europea a fare da tramite. E comunque se un paese ue vorrà vietare una coltivazione transgenica, potrà farlo in ogni caso, anche se la società produttrice degli ogm si oppone.
I divieti nazionali potranno essere motivati con ragioni socio-economiche, di politica agricola, di interesse pubblico, di uso dei suoli, di pianificazione urbana o territoriale, per evitare la contaminazione di altri prodotti ("coesistenza"), o anche per ragioni di politica ambientale; a condizione, tuttavia, in quest'ultimo caso, che le valutazioni addotte non si oppongano, ma siano "distinte e complementari", rispetto alla valutazione di rischio ambientale, che compete alla sola all'autorità europea di sicurezza alimentare (Efsa).

Le tre principali associazioni del mondo del biologico (AIAB, FederBio e  Associazione Agricoltura Biodinamica) hanno emesso un comunicato con forti critiche al nuovo Regolamento. Leggilo qui

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