“Non crediamo in bio”


Così titola una sua inchiesta “Altro consumo”, periodico della omonima associazione consumeristica, seconda la quale il biologico non avrebbe qualità superiori al convenzionale. Le “ragioni” dell’associazione e alcune repliche

Un articolo di Help Consumatori riferisce dell’inchiesta di Altroconsumo sugli alimenti biologici: l’Associazione ha portato in laboratorio 100 campioni di frutta e verdura (fragole e mele, pomodorini e carote), acquistati in una ventina di punti vendita di diverso tipo tra Milano e Roma.
I risultati – continua Help Consumatori -sono stati sorprendenti: sotto il profilo della composizione nutrizionale, tra ortofrutta tradizionale e quella bio non ci sono praticamente differenze. Contenuto di vitamine, antiossidanti e minerali sono pressoché identici.
Anche sui pesticidi le analisi hanno riservato delle sorprese: nei prodotti convenzionali, effettivamente, c’è una maggiore presenza di residui di fitofarmaci, ma in quantità di gran lunga inferiori ai limiti tollerati dalla legge. Ma nelle carote bio è risultata una quantità di nitrati 2 volte maggiore rispetto a quelle tradizionali.
La conclusione cui è giunta l’Associazione: “Chi sceglie il bio per motivi salutistici sappia che spende di più per una ragione infondata. Non sempre, infatti, questi prodotti hanno un’influenza positiva sulla salute di chi li consuma. Se invece la preoccupazione sono i pesticidi bastano pochi semplici accorgimenti in più, come variare, lavare, sbucciare e cuocere frutta e verdura, per eliminarne la maggior parte.
Quest’inchiesta ha suscitato delle polemiche cui Altroconsumo risponde ribadendo i risultati ottenuti dalle proprie analisi: i dati di laboratorio smentiscono chi sostiene che i prodotti biologici offrono un maggior apporto nutritivo di quelli non bio. Quanto ai residui di pesticidi, le concentrazioni riscontrate dal laboratorio nell’ortofrutta convenzionale sono minori di quanto si pensi: da 10 a 100 volte sotto i limiti di legge.

Scarica qui l’articolo di Altro consumo

Ecco alcune delle repliche all’articolo 

Non crediamo in Altroconsumo

di Stefano Maini, Paolo Radeghieri e Claudio Porrini del Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Università di Bologna

Caro “Altroconsumo”, troviamo curioso che una rivista come la vostra abbia voluto sparare a zero contro i prodotti ortofrutticoli ottenuti con metodi di agricoltura biologica mettendo a confronto solo le caratteristiche del prodotto finale. Basti solo citare un recente lavoro scientifico (Baranski et al., 2014) per capire che le cose non stanno esattamente come avete scritto nel vostro articolo.

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Carenza di importanti informazioni scientifiche

di Renata Alleva, specialista in Scienza dell’Alimentazione

Gentilissimo Direttore, ho letto il vostro articolo (“Non crediamo in BIO”, Altroconsumo
295, Settembre 2015), e devo ammettere che la lettura non solo mi ha stupito, ma anche un po’ irritato, soprattutto per la carenza di importanti informazioni scientifiche riguardanti l’argomento trattato. Tali informazioni sono viceversa “doverose” perché, seppur semplificate per renderle fruibili, hanno come unico scopo quello di informare in modo etico e corretto, senza alcuna intenzione di fare un semplice “scoop” in controtendenza.

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Sono sconcertata e delusa

di Patrizia Gentilini, Medico Specialista in Oncologia ed Ematologia Generale, Comitato Scientifico Associazione dei Medici per l’Ambiente ISDE Italia

Gentile  Direttore,
ho  letto  con  attenzione  l’articolo  comparso  su Altroconsumo 295,  Settembre 2015   “ dal   titolo   “Non   crediamo   in   BIO”   e   sono   rimasta  profondamente sconcertata   sia   come   cittadino   che   cerca   di   fare scelte   consapevoli, ma  soprattutto  come  medico  che  ha  a  cuore  la  salute  umana.  
Non le  nascondo  inoltre  che  ho  provato  una profonda  delusione  nel  vedere affrontato  in  modo  quanto  meno  superficiale  da  una  rivista  che  vorrebbe  porsi  a  tutela  del  consumatore  un tema  tanto  delicato.

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Altroconsumo, no grazie

di Assobio, l’associazioni dei produttori biologici che fa parte di Federbio

Periodicamente il mensile Altroconsumo, pubblicato dalla Altroconsumo Edizioni srl, parte del gruppo editoriale e finanziario di diritto lussemburghese Euroconsumers SA (SA sta per Société anonyme) si occupa di biologico. In genere lo fa prima di SANA e con atteggiamento che va dal disinformato al prevenuto; gli dedica anche la copertina del numero di settembre 2015 (titolo: “Non crediamo in bio”).
È costretto ad ammettere “L’agricoltura biologica può vantare indubbi vantaggi per l’ambiente”, salvo aggiungere subito “ma non sempre i prodotti bio sono complessivamente più sostenibili di quelli tradizionali”. Il perché? I pomodorini bio (solo loro? quelli convenzionali si materializzano a distanza?) “devono viaggiare su mezzi refrigerati: l’impatto ambientale del trasporto è molto importante”, per fortuna ci illumina “se sono a km zero e fuori serra, i pomodorini bio potrebbero essere più sostenibili”.
Come nel passato, Altroconsumo ci è (o ci fa).

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