Migliorare il sistema di controllo e certificazione del bio


Le debolezze attuali rese ancora più evidenti dall’indagine che in Sicilia ha coinvolto nove imprenditori agricoli accusati di avere venduto per biologici prodotti convenzionali. Ne parliamo con Paolo Carnemolla, Presidente di Federbio

9 imprenditori agricoli denunciati, sequestrate 10 tonnellate fra pesticidi e sementi non consentiti in agricoltura biologica, oltre 8 milioni di euro di prodotti falsamente indicati come bio immessi nel mercato internazionale e nazionale in 3 anni, circa 1 milione di euro di contributi percepiti indebitamente.

Questi in sintesi i numeri dell’ultima truffa nel comparto del bio, che ha avuto come teatro le provincie di Ragusa e Siracusa, come riportati in un comunicato della Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica (Federbio).

I controllori non comunicano fra di loro

Ma quali sono i punti deboli del sistema di controllo e certificazione, di cui i truffatori possono approfittare?

“Uno molto importante – risponde Paolo Carnemolla, presidente di Federbio – è che non esiste un sistema strutturato che consenta di seguire tutti i passaggi che fa un prodotto, dal campo al punto vendita, e che può vedere coinvolti diversi organismi di controllo. Se, come attualmente succede, questi diversi organismi non comunicano tra di loro, lungo il percorso può succedere di tutto”.

Per esempio che un quintale di ortaggi certificati bio all’uscita dall’azienda che li ha prodotti, diventino il doppio o il triplo nel magazzino di stoccaggio e distribuzione, falsificando la documentazione che accompagna la merce.

“Basterebbe che gli organismi di controllo comunicassero tra di loro – commenta Carnemolla- per evitare questa e altri tipi di truffa. La Federazione per parte sua ha redatto delle linee guida per affrontare questo problema e rinforzare così il sistema di controllo. Ma in genere non vengono applicate”.

La selezione che manca

Il settore continua a crescere e sono molte le aziende che bussano per entrare nel sistema di controllo e certificazione. Naturalmente questo è un bene in generale e in particolare per il nostro paese, dove una parte non irrilevante dell’aumento della domanda interna è coperta da prodotti importati da paesi comunitari e extracomunitari. Questo può creare delle difficoltà alla tenuta del sistema di controllo? Secondo Paolo Carnemolla “si aggrava un problema che già c’era prima, vale a dire che non c’è una valutazione seria della idoneità di un’azienda ad entrare nel sistema, mentre certe aziende non dovrebbero proprio entrarci”.

Riformare il sistema di controllo

Da tempo sia in sede europea che nazionale si discute della necessità di riformare un sistema di controllo e certificazione che risale ormai a quasi trent’anni fa. Attualmente in Italia si sta discutendo un decreto legislativo del ministero dell’Agricoltura che potrebbe essere emanato entro questa legislatura. Quali sono le novità più importanti? “La stesura definitiva non è ancora nota – risponde il presidente di Federbio – pertanto su alcuni punti sostenuti con convinzione dalla nostra Federazione, non sappiamo dove ha portato la discussione.

Evitare il conflitto d’interessi

Per esempio sulla questione del conflitto d’interesse, per noi è molto importante che sia introdotta la regola secondo la quale un’azienda controllata da un certo organismo non può essere presente nelle strutture societarie di quell’organismo. Oppure quello sulla necessità di introdurre una durata definita nel rapporto fra controllato e controllore. La stesura iniziale del decreto prevedeva che un’azienda non potesse essere controllata dallo stesso organismo per più di 5 anni. Noi concordiamo con l’esigenza posta ma abbiamo proposto di fissare la durata massima in 10 anni”.

Regioni e Mipaaf

Sarà interessante, quando la vicenda siciliana sarà chiarita in tutti i suoi aspetti e quando saranno note le nuove regole che guideranno l’attività di controllo e certificazione dei prodotti biologici, chiedersi: con queste nuove regole sarebbe stata possibile quella truffa che durava da almeno tre anni? “C’è da augurarsi che la risposta sia no. E tanto più questo sarà possibile, quanto più si terrà conto che il sistema di certificazione non è fatto solo dagli organismi di controllo espressi da società private, ma anche dalle Regioni e dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf) che hanno una funzione di vigilanza sul funzionamento di tutto il sistema, incluso lo stesso operato degli organismi di controllo. Se le nuove regole contenute nel Decreto non includeranno un lavoro serio di vigilanza e di gestione delle sanzioni da parte degli organismi pubblici, sarà riconfermato un elemento di debolezza grave già presente oggi, come si è visto anche nella vicenda siciliana”.

Chi sono gli indagati?

Molti frequentatori delle pagine dei social network di Cucina naturale, dopo aver letto il comunicato stampa di Federbio, hanno chiesto di sapere i nomi delle aziende, dei titolari e, non meno importante, degli organismi di controllo coinvolti. Voi li avete? “Li abbiamo chiesti al Mipaaf – risponde Paolo Carnemolla - e attendiamo una risposta. Sulla base dei nostri contatti in loco ci siamo fatta un’idea di quali potrebbero essere le aziende coinvolte, ma non siamo abbastanza sicuri per divulgarli, tranne che per Vincenzo Gravagna titolare dell’omonima Azienda agricola – a quanto pare la più importante fra quelle coinvolte - controllata e certificata da diversi organismi fra i quali Biocert e Demeter”.

 

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