Lo spazio per le galline ovaiole


E’ questa la differenza più evidente fra allevamento biologico e quello convenzionale. Uno spazio minimo in gabbia, sempre chiuse in un capannone, nell’allevamento convenzionale.  Senza gabbie, in pollai dove vivono a terra e possono accedere liberamente a spazi all’aperto, alla luce e al sole, in quello biologico. Ne parliamo con Sergio Pascolo, titolare dell’omonima Azienda agricola in Provincia di Udine

“Vengo da una famiglia di allevatori, mio padre teneva mucche da latte. Io invece ho cominciato con i conigli”. Si presenta così Sergio Pascolo, titolare dell’omonima azienda agricola in Provincia di Udine. “Negli anni Novanta – continua Pascolo - ho avuto una fase di riflessione e, come penso sia successo anche ad altri, quando mi sono reso conto che certe cose non andavano proprio – non solo nel lavoro, ma anche nella vita – ho avuto una maturazione di coscienza, ho cominciato a vivere diversamente. Fra le altre cose ho iniziato a consumare prodotti biologici. A quel punto era chiaro che non potevo più fare l’allevatore con il metodo convenzionale. Allora ho smesso di allevare conigli e sono passato alle galline ovaiole, però adottando da subito il metodo biologico. Nel 1997 quando ho cominciato, “Antichi contadini” è stato il primo marchio di uova biologiche in Italia”.

Qual è la principale differenza fra metodo di allevamento biologico e metodo convenzionale?

Nel caso delle ovaiole la differenza è più che mai evidente ed eclatante. Se avessi voluto fare un allevamento convenzionale avrei avuto bisogno solo del terreno necessario a costruire i capannoni dove sistemare le gabbie impilate, una sopra l’altra, dentro le quali tre o quattro galline vivono tutta la loro vita, circa un anno, in uno spazio equivalente per ciascuna a un foglio di carta A4 per stampante.

Invece per impiantare l’allevamento biologico?

Abbiamo avuto bisogno dello spazio per i pollai, dove però le galline non vivono in gabbia ma a terra, dove si possono muovere liberamente e dove hanno a disposizione un metro quadro ogni sei galline. Ma, soprattutto, abbiamo avuto bisogno dei terreni erbosi ai quali le galline possono accedere dai pollai e dove possono muoversi e razzolare, avendo a disposizione per regolamento almeno quattro metri quadrati per animale, e dove possono integrare la loro alimentazione con quello che trovano nel terreno che noi coltiviamo a erba medica e piante officinali. Attualmente abbiamo quattro pollai con i relativi prati, di cui tre da 3000 galline ciascuno e uno più piccolo.

Ma le galline che razzolano non rovinano il prato al punto da non trovare poi più niente?

Lo spazio che hanno a disposizione e il modo in cui lo coltiviamo garantiscono che ciò non accada prima della fine della vita produttiva delle galline, che dura circa un anno e mezzo. A quel punto il prato potrà anche dare segni di deterioramento ed è il momento di fare il cosiddetto “vuoto sanitario”.

Cos’è il “vuoto sanitario”?

A rotazione, per garantire la continuità della produzione, i pollai sono svuotati e puliti. Contemporaneamente si lavorano e si seminano i terreni che, nel tempo che dura il “vuoto sanitario” (1-2 mesi), saranno pronti ad accogliere le nuove galline.

Cosa mangiano le vostre galline?

Il regolamento prevede che i mangimi siano al 100% “da agricoltura biologica” e senza Ogm. La “razione” che noi diamo alle galline è quella tradizionale, prevalentemente a base di mais (il 60% e oltre), viene poi un 20% di soia (e trovarla Gm free non è sempre facile). La quota restante è composta di pisello, girasole, fonti naturali di calcio ecc. Poi, come detto, c’è l’integrazione del pascolo.

E la salute?

Garantire alle galline un buon livello di benessere è la prima condizione per prevenire le malattie. Quello che noi offriamo, da questo punto di vista, è uno spazio adeguato e organizzato per le loro esigenze nei pollai. Ma soprattutto offriamo loro la possibilità di stare all’aperto godendo di molte ore al giorno di luce, sole aria.  E’ chiaro che in queste condizioni gli animali si ammalo meno che nelle condizioni di sovraffollamento degli allevamenti convenzionali. Faccio un solo esempio: in assenza di esposizione al sole l’organismo delle galline non produce vitamina D la quale è fondamentale per l’assimilazione del calcio senza il quale nascono problemi alle ossa, inclusa la facilità di fratture. Il regolamento, comunque, non consente, se non in casi particolari decisi dal veterinario, l’uso di medicinali allopatici e in particolare di antibiotici. In alternativa, in caso di malattia, noi utilizziamo prodotti fitoterapici o omeopatici.

Dove depongono le uova le galline?

Anche questo è un aspetto che influisce sul loro benessere. Essendo libere di muoversi in teoria possono deporle dove vogliono. Ma questo non accade perché sono animali che, se possono, costruiscono il nido prima di deporre. Allora è necessario, semplicemente, facilitare questa loro propensione naturale per avere uova pulite e facili da raccogliere. Noi abbiamo risolto questo problema collocando nella parte centrale del pollaio una doppia fila di capannine dentro la quali le galline vanno a deporre. Il pavimento di queste capannine è leggermente inclinato e le uova scivolano verso un nastro trasportatore che le convoglia dove saranno confezionate e spedite.

Voi allevate anche i pulcini?

No, li acquistiamo da allevamenti specializzati e arrivano da noi che hanno circa 16 settimane. In Italia, però, non ci sono allevatori di pollastre allevate applicando il Regolamento Ue. Una volta addirittura si acquistavano pulcini allevati interamente col metodo convenzionale. Adesso si lavora ancora in deroga al regolamento, però almeno vengono alimentati solo con mangimi biologici e non subiscono trattamenti sanitari allopatici a parte le vaccinazioni obbligatorie. Vivono però in capannoni, “a terra”, ma senza avere accesso a spazi all’aperto dove muoversi, razzolare e prendere luce e sole. L’altro aspetto negativo è la carenza, per non dire assenza, di un lavoro di ricerca per selezionare varietà di galline più adatte a vivere nelle condizioni dell’allevamento biologico, creando così condizioni ancora migliori per il loro benessere e per la qualità delle loro uova.

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