Le associazioni scrivono a ministro della Salute


Chiedono un confronto su quali obiettivi misurabili ed entro quali scadenze temporali il governo intenda fermare l’attuale enorme utilizzo di antibiotici – innanzi tutto negli allevamenti intensivi

Venerdì 18 novembre, si è svolta la Giornata europea degli antibiotici, dedicata alla sensibilizzazione sulla minaccia rappresentata dalla resistenza agli antibiotici e promossa dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (ECDC) di Stoccolma. Giornata che ricade nella “Settimana mondiale sull’antibiotico resistenza” indetta dall'OMS. In quella occasione le associazioni Legambiente, CIWF Italia, AIAB, Altroconsumo, ARCI, CGIL, Cittadinanzattiva, Comuni Virtuosi, FederBio, Federazione Italiana Media Ambientali, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Fondazione Sviluppo Sostenibile, Fondazione Univerde, Greenpeace Italia, Libera, Lipu, Marevivo, Movimento Difesa del Cittadino, Slow Food Italia, Unione degli Studenti, WWF Italia hanno scritto al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, chiedendo un incontro per parlare degli impegni del governo sul fronte degli antibiotici.
Nella lettera – si legge in un comunicato stampa le associazioni ricordano che il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Margaret Chan, durante l’ultima Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha definito l’antibiotico-resistenza un ‘lento tsunami’ che sta minando la salute a livello mondiale e che dal Regno Unito arriva la previsione che, entro il 2050, si passerà dalle attuali 700.000 persone che muoiono ogni anno a causa dell’antibiotico-resistenza a 10 milioni di persone.
L’Italia - prosegue la lettera - all’interno dei Paesi UE è il terzo più grande utilizzatore di antibiotici negli allevamenti, con la situazione più critica negli allevamenti intensivi: il 71% degli antibiotici venduti in Italia va agli animali d’allevamento e il 94% di questi trattamenti è di massa. Questa modalità di utilizzo degli antibiotici è la condizione a più alto rischio per la nascita di super batteri che dagli allevamenti possono raggiungere le persone e farle ammalare, contribuendo a far salire il numero di morti per antibiotico resistenza (tra 5.000 e 7.000 persone all’anno in Italia). La strada maestra per contrastare l’antibiotico resistenza è far ridurre significativamente il consumo di antibiotici.
Per questo, le associazioni insistono sulla necessità di un confronto con il ministro su alcuni impegni del governo in Italia e in Europa. Nello specifico, lo status della riduzione del consumo di antibiotici negli allevamenti italiani, per sapere con quali obiettivi misurabili ed entro quali scadenze temporali il governo intenda fermare l’attuale enorme utilizzo di antibiotici; a che punto sia il Piano nazionale sull’antibiotico resistenza e quali misure obbligatorie preveda per l'industria zootecnica; informazioni sul monitoraggio e sulla vigilanza del Servizio Sanitario Nazionale sui dati di consumo degli antibiotici negli allevamenti e su quali modalità siano previste per rendere fruibili i dati raccolti.
A livello europeo, le associazioni chiedono al governo italiano il sostegno all’introduzione del divieto dell’uso profilattico e metafilattico dei trattamenti di massa preventivi di gruppi animali e del divieto assoluto degli antibiotici di importanza critica per l’uomo in usi preventivi e nei trattamenti di gruppo. Esse chiedono inoltre di supportare il rapporto ENVI del Parlamento Europeo su "Regulation on Veterinary Medicinal Products" affinché non subisca modifiche in occasione del negoziato finale tra Parlamento, Consiglio e Commissione previsto a gennaio prossimo.

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