La svolta green di Walmart


Walmart, la catena distributiva americana che aveva cambiato il mondo del dettaglio, diventando il gigante della gdo a livello planetario, attraverso uno strettissimo controllo dei prezzi dei generi alimentari e di largo consumo senza badare troppo alla qualità dei prodotti, spingendo al massimo sulla standardizzazione e quindi tagliando fuori dal mercato centinaia di migliaia di piccoli produttori, ha annunciato un rivoluzionario cambio di marcia: una vera e propria "svolta green", destinata ad avere ripercussioni su vasta scala anche fuori dagli Stati Uniti.

Il presidente Mike Duke ha annunciato un programma che prevede il sostegno alle piccole e medie aziende agricole che si impegnino a ridurre l'impatto ambientale della loro attività e mirino a produrre secondo standard di qualità riconosciuti. Entro il 2015 Walmart venderà per  un valore pari a un miliardo di dollari cibo acquistato da un milione di piccoli e medi agricoltori, privilegiando le produzioni vicine ai punti di vendita. Il programma prevede anche la formazione dei coltivatori affinché producano secondo i requisiti richiesti dal "sistema Walmart", che comprende controlli e limiti sull'uso di acqua, energia, fertilizzanti e pesticidi. La parola d'ordine è "agricoltura sostenibile", con un occhio alla situazione non solo americana ma globale: più di un miliardo di persone nel mondo vivono di agricoltura e centinaia di milioni di costoro non raggiungono un reddito di due dollari al giorno. E ancora: nel 2050 nove miliardi di persone avranno bisogno di una produzione di derrate alimentari del 70 per cento superiore a quella di oggi. La proposta di Walmart è dunque: recuperiamo i piccoli produttori perché il mondo ha bisogno anche di loro, ma facciamolo bene, privilegiando la qualità.
Qualcuno in America, è scettico. Altri sono convinti che proprio da Walmart partirà un cambiamento epocale proprio perché Walmart, da quel gigante che è, può farlo.
La ricaduta sul settore delle produzioni biologiche e sul loro sistema distributivo non sarà trascurabile, anzi, soprattutto quando anche altre catene, in Europa e nei Paesi emergenti, seguiranno l'esempio del gigante americano.

18 ottobre 2010

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