“Sulla valutazione dei rischi derivanti dal consumo di Ogm, serve cautela”


E’ quanto dichiara Luigi Cerciello Renna, presidente del Centro Studi e Ricerche sul Sistema Agroalimentare “AgriEthos”, a proposito del dibattito sollevato dai presunti risultati di uno studio condotto dall’Università di Pisa. In particolare lo studioso richiama l’attenzione sull’assenza di “studi epidemiologici per la stima degli effetti nel lungo termine del consumo di Ogm”

“Quando si parla di Ogm l’atteggiamento della cautela è sempre il più indicato. E bene ha fatto il nostro Paese porsi in quest’ottica”. Lo afferma, in una nota, riferisce “Lo Strillone,  il presidente del Centro Studi e Ricerche sul Sistema Agroalimentare “AgriEthos” , Luigi Cerciello Renna, autorevole giurista e massimo esperto di sicurezza agro-ambientale.

La presa di posizione fa seguito all’ampio risalto che ha avuto uno studio condotto da ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna e dell’Università di Pisa secondo il quale non ricorrerebbe alcuna evidenza di rischi per la salute e per l’ambiente causati dal mais transgenico.
“Non bisogna farsi troppo suggestionare da uno studio che è soprattutto statistico e matematico e che nulla innova - prosegue l’esperto - i ricercatori non hanno fatto altro che aggregare i dati degli studi condotti da altri team di esperti dal 1996 al 2016 e pertanto già noti o, comunque, disponibili”.

“L’opera di review intrapresa a Pisa - aggiunge il presidente di “AgriEthos”- non fa riferimento, in quanto non sono mai stati condotti, a studi epidemiologici per la stima degli effetti nel lungo termine del consumo di Ogm. Mentre altre ricerche negli ultimi anni hanno rivelato inaspettati meccanismi di adattamento di alcuni parassiti alle colture manipolate. Mi riferisco in particolare al più recente studio di Bruce Tabashnik dell’Università dell’Arizona”.
Cerciello Renna non trascura anche un altro aspetto dell’agricoltura transgenica, quello, cioè, della tendenza all’impiego monocolturale che non concilierebbe con la vocazione alla diversità biologica che tipizza l’agricoltura italiana: “Questa – conclude - ruota in buona parte intorno a produzioni di piccola scala dal grande valore paesaggistico-ambientale, la cui tutela è da ritenersi prioritaria a prescindere dalle valutazioni sull’impatto sanitario dei cosiddetti Ogm”.

 

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