Secondo l’Istituto di Ricerca Ramazzini l’erbicida glifosate è nocivo anche a bassissime dosi


L’Istituto bolognese ha reso noti qualche giorno fa i risultati di una ricerca in via di pubblicazione. L’EFSA – l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare - si è affrettata a replicare che ai correnti livelli di esposizione da glifosato ”non si ravvisa un rischio per la salute dell’uomo”. I promotori della campagna “Cambia la terra” chiedono che si sospendano le sovvenzioni all’agricoltura che utilizza sostanze dannose, come il glifosato

Gli erbicidi a base di glifosato – si legge in un comunicato stampa - possono alterare importanti parametri biologici: risultano essere rischiosi per lo sviluppo sessuale, genotossici e capaci di alterare la flora batterica intestinale anche a dosi che finora sono state considerate sicure e dopo brevi esposizioni. È questa la conclusione cui giunge l’Istituto di Ricerca Ramazzini di Bologna, in uno dei tre differenti studi che sono in via di pubblicazione sul prestigioso mensile scientifico Environmental Health e anticipate dallo stesso Istituto qualche giorno fa. Lo studio guidato dall’importante istituzione scientifica italiana ha coinvolto numerose università europee e statunitensi, ed è stato reso possibile solo grazie alla campagna di crowd funding lanciata dal Ramazzini e all’apporto dei 30 mila membri della cooperativa che supporta l’attività del laboratorio. Ma ieri l’EFSA – l’agenzia europea per la sicurezza alimentare che è sotto osservazione di un’apposita commissione dell’Europarlamento per le procedure di valutazione – si è affrettata a rendere noto che ai correnti livelli di esposizione da glifosato ”non si ravvisa un rischio per la salute dell’uomo”, dopo aver completato il riesame dei tenori massimi di glifosato ammesso per legge negli alimenti.

“Dopo lo scandalo dei Monsanto Papers, la ricerca italiana ha dimostrato di poter creativamente trovare le strade per garantire una ricerca indipendente e libera dai condizionamenti dell’industria agrochimica in evidente conflitto di interessi”, afferma Maria Grazia Mammuccini, responsabile del progetto Cambia la terra (voluto da FederBio con Isde- Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e WWF). “E quello che la ricerca libera trova è esattamente una conferma di quello che ci aspettavamo: il glifosato è nocivo alla salute, fa male, anche a bassissime dosi, e fa male in particolare in gravidanza, nei neonati e negli adolescenti in quella fascia di età che arriva fino ai 18 anni. Il tempo e le ricerche non appoggiate dall’industria chimica dimostreranno con il tempo la cancerogenicità di una sostanza che è l’erbicida più utilizzato al mondo. Come Cambia la terra, abbiamo mostrato attraverso la campagna #ipesticididentrodinoi che questa sostanza estremamente tossica si trova nelle urine di chi mangia cibi coltivati in maniera convenzionale e che non si trova invece se si tiene una dieta pesticidi zero”.
Gli studi presentati dal Ramazzini dimostrano quanto fossero fondate le preoccupazioni di oltre un milione di cittadini europei che avevano chiesto #stopglifosato subito e “stupisce – afferma la responsabile del progetto - come l’EFSA si sia precipitata immediatamente a rassicurare sull’assenza di rischi per l’uomo piuttosto che acquisire tali studi con l’obiettivo prioritario di tutelare la salute dei cittadini”
“Quello che chiediamo, come ambientalisti e come mondo del biologico è che venga rivista la licenza di inquinare per altri cinque anni rilasciata al glifosato dalla Commissione Ue, grazie al voto di un governo tedesco che aveva perso la bussola”, afferma Mammuccini. “E quello che chiediamo da subito all’Italia è che si sospendano con effetto immediato le sovvenzioni all’agricoltura che utilizza sostanze dannose per la salute umana e per l’ambiente, come il glifosato”.

Cambia la Terra è un progetto di informazione e campagna nato per sensibilizzare il pubblico vasto sugli effetti dei pesticidi in agricoltura e nei cibi, su iniziativa di FederBio e assieme a ISDE- Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu e WWF.

 

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