Ribera (AG). Donne, giovani e migranti a scuola di agrumicoltura biologica


Con lezioni teoriche ed esperienze in azienda, il corso si è rivolto principalmente a soggetti svantaggiati sul mercato del lavoro e a operatori della filiera che vogliono migliorare la propria formazione e le proprie conoscenze nell'ambito dell'agrumicoltura biologica

Giovani migranti che vogliono apprendere nuove professionalità, donne che scommettono sulla formazione per la loro attività nel comparto agrumicolo, operatori della filiera e piccoli imprenditori che vedono negli agrumi biologici prospettive di mercato. Questi i partecipanti – riferisce un articolo su Italia Fruit - al corso di Agrumicoltura Biologica che si è concluso in questi giorni. E' il primo dei cinque previsti dal progetto "Social Farming - Agricoltura sociale per la filiera agrumicola siciliana 2.0", partito lo scorso 5 marzo a Ribera (AG) e promosso da Distretto Agrumi di Sicilia e Alta Scuola Arces con il contributo non condizionato di The Coca-Cola Foundation.

Non è un caso che si sia scelto di puntare su un settore come l'agrumicoltura biologica. Secondo i dati presentati da Giovanni Dara Guccione, ricercatore del Crea, l'Italia è l'ottavo produttore al mondo di agrumi, il secondo in Europa, ma nel biologico è il paese con la maggiore estensione di superfici coltivate a biologico (quasi 30mila ettari). E in Italia è la Sicilia a trainare il settore dell'agrumicoltura biologica con circa 21 mila ettari coltivati a biologico (dato 2016) proseguendo un trend di crescita ininterrotto dal 2011. E in quest'ambito, su un totale di 1.859 aziende, sono le provincie di Siracusa (771 aziende) e Catania (375 aziende) quelle maggiormente dedite all'agrumicoltura biologica.

"Il corso è stato focalizzato sul comparto agrumicolo biologico siciliano, il più importante d'Italia e d'Europa - spiega Francesco Ancona, consigliere d'amministrazione del Distretto Agrumi di Sicilia e responsabile del Biologico per il Distretto - Le lezioni hanno approfondito le tecniche oggi maggiormente utilizzate per condurre un agrumeto biologico Per esempio, sul piano agronomico sono state approfondite le tecniche per incrementare la sostanza organica nel terreno che è l'aspetto centrale nella gestione dell'ecosistema agrumeto biologico; per quanto riguarda la difesa, invece, si sono affrontate problematiche che vanno dalle strategie contro le cocciniglie sino al controllo della mosca della frutta. I corsisti ci hanno dato dei feedback molto interessanti - conclude Ancona - e  molti di loro stanno intraprendendo la coltivazione biologica degli agrumi".

"Ho riscontrato un grande interesse da parte di corsisti anche su tutti gli aspetti operativi e pratici dell'agrumicoltura biologica", afferma Giuseppe Pasciuta, responsabile del Sias (Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano) e presidente del Consorzio di tutela dell'Arancia di Ribera Dop. "Poter vedere con i propri occhi come si gestisce un'azienda biologica, quali problematiche affrontare nella gestione delle fitopatologie, quali sono gli aspetti burocratici legati alla certificazione e alla tracciabilità - aggiunge Pasciuta - è stata una cosa molto apprezzata dai partecipanti. Così come lo è stato conoscere tutti i servizi resi dal Sias, un punto di riferimento importante per il territorio".

Nelle campagne d'elezione dell'Arancia di Ribera Dop, dunque, i corsisti hanno seguito lezioni teoriche ed esperienze in azienda. Il corso, come tutta la formazione prevista nell'ambito del progetto, era  rivolto principalmente a soggetti svantaggiati sul mercato del lavoro (giovani, donne, migranti richiedenti asilo, disoccupati) e ad operatori della filiera che vogliono migliorare la propria formazione e le proprie conoscenze nell'ambito dell'agrumicoltura biologica.

Tra i partecipanti anche tre migranti provenienti dal Ghana, al momento residenti nella comunità Antares di Ribera che accoglie minori non accompagnati. Hanno iniziato l'iter per  ottenere la protezione internazionale e sono in Italia da circa un anno. Hanno seguito il corso con grande attenzione, non perdendo in pratica neanche una lezione e partecipando con gli altri alle visite in azienda. Per loro questa formazione potrà diventare una opportunità, nel caso decidano di restare in Sicilia una volta maggiorenni, quando gli verrà riconosciuto il diritto d'asilo. Tra gli allievi anche Ana Belen, spagnola laureata in Ingegneria agricola e in Enologia. Si è trasferita in Italia nove anni fa, vive a Terrasini e ha già lavorato in alcune aziende agricole siciliane, anche nel campo vitivinicolo: adesso ha voluto approfondire il tema dell'agrumicoltura biologica. Tutti italiani gli altri corsisti: Vincenzo, giovane neolaureato in Scienze ambientali in cerca di occupazione, ha collaborato con un'azienda agrumicola locale e intende formarsi meglio nel biologico. Serafino, laureato in Biologia, la cui famiglia possiede un agrumeto in cui vengono coltivati arance, limoni e pompelmi in regime convenzionale, si è occupato dell'azienda di famiglia. Ilenia è invece una Dietista che dopo la laurea ha deciso di dedicarsi alla proprietà di famiglia, una tenuta di circa 13 ettari che produce arance biologiche e limoni biologici e su questo fronte ha voluto approfondire la propria formazione specifica. Al corso ha preso parte anche Paolo, un imprenditore agricolo che aderisce all'albo Albo dell'Arancia di Ribera Dop ed è socio del Consorzio di tutela Arancia di Ribera Dop con circa sette ettari, opera in convenzionale, ma vorrebbe passare all'agricoltura biologica. Tra i corsisti anche Antonio, imprenditore agricolo trentunenne di Motta S. Anastasia (Catania) che ha studiato Biologia, possiede circa tre ettari di agrumeto in convenzionale, ma anche lui ha deciso di formarsi meglio sul biologico. Tra i partecipanti anche tre docenti del Cipaat, un centro di istruzione professionale di Agrigento che organizza corsi rivolti a giovani e meno giovani inoccupati e disoccupati.

 

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