Qual è l’impatto socio economico degli Ogm sull’agricoltura europea?


Uno studio realizzato da Ifoam UE e FiBL conclude che la cosiddetta coesistenza fra colture Ogm e colture non Ogm in generale non funziona e quando funziona è a un costo proibitivo – sia in termini economici che organizzativi - per chi vuole evitare la contaminazione.

Gli OGM sono massicciamente importati nell’Unione europea e in alcuni paesi europei sono anche coltivati. A causa dell’elevato rischio di contaminazione accidentale nelle diverse fasi della catena di produzione e nonostante il principio “chi inquina paga”, il settore biologico e il settore NO-OGM devono attuare misure impegnative e costose per evitare la contaminazione

Ecco perché IFOAM EU e FiBL hanno studiato l’impatto socioeconomico degli OGM sull’agricoltura europea. Lo studio conclude – riferisce Suolo&Salute - che la coesistenza nell’allevamento e nella produzione di semi non è fattibile. I costi più alti legati alla coesistenza sono i costi di collaudo e certificazione. Inoltre, lo studio mette in luce la situazione insostenibile del settore biologico quando i rischi di contaminazione sono molto alti: gli operatori sono obbligati ad adeguare la produzione e ad abbandonare determinati tipi di produzioni.

Una tale situazione è inaccettabile: il settore biologico non dovrebbe sostenere i costi relativi alle biotecnologie e dovrebbe essere libero di produrre senza OGM. IFOAM EU continuerà il proprio lavoro di sostegno per sollevare tale preoccupazione nei confronti dei responsabili politici europei.

Lo studio si concentra su quattro diverse catene di produzione in cinque diversi paesi ed è stato condotto sulla base di interviste con 17 rappresentanti di aziende. I principali risultati dello studio sono stati presentati a Biofach il 13 febbraio.

Questa ricerca faceva parte del progetto IFOAM EU “Keeping GMOs out of Food”.

 

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