Per l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica il nuovo Regolamento Bio è un’occasione persa per il settore

Young man and his son on organic strawberry farm in summer, picking berries

In particolare, l’Associazione giudica “un’operazione complicata e inapplicabile il modo in cui viene proposta la certificazione di gruppo”, mentre ritiene che la scelta fatta sui residui accidentali di pesticidi apra “un vero e proprio vulnus nei valori del bio e rischia di minare alla base la fiducia dei consumatori”

“Il nuovo Regolamento è un’occasione persa per sostenere il settore e mantenerlo al passo con le attese dei consumatori che sono stati il vero e unico motore della crescita”. Lo dice – riporta un comunicato stampaVincenzo Vizioli, presidente di AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica) a commento dell’approvazione, da parte del Parlamento europeo e dopo 4 anni di negoziato, del nuovo Regolamento per il Biologico che entrerà in vigore nel 2021.
AIAB ha sempre appoggiato la linea concordata al tavolo tecnico per il biologico e coerentemente sostenuta dal Governo Italiano nella lunga trattativa. Quest’ultima ha portato a un risultato da considerare positivo per alcuni punti ma anche a cambiamenti inaccettabili sostenuti prevalentemente dai Paesi Nord europei.
Tra gli aspetti molto positivi c’è sicuramente quello che riguarda le importazioni da paesi terzi. Queste, infatti, con il così detto regime di equivalenza sono state il vero buco nero della certificazione, nonché la base operativa per molti degli scandali che hanno colpito il settore. Aver ricondotto tutto alla conformità al Regolamento europeo è un passaggio che AIAB ha sempre richiesto e per questo valuta con molta soddisfazione.
La stessa soddisfazione non si può esprimere per la certificazione di gruppo e per il passaggio sui residui.
Riguardo alla prima, secondo il presidente si AIAB, “si tratta di un’altra occasione sprecata, in quanto diventata un’operazione complicata e inapplicabile. Peccato perché l’idea alla sua base era di offrire anche alle piccole aziende la possibilità di rimanere nel sistema, nonché di valorizzare territori che hanno scelto la strada dello sviluppo sostenibile come, ad esempio, i bio-distretti”.
Per quello che riguarda i residui, il passaggio approvato è stato fortemente voluto da chi commercia e non da chi produce e mai contrastato se non addirittura appoggiato da IFOAM con cui AIAB si è ripetutamente scontrata.
“Ci siamo sempre opposti con forza a questa scelta – ha detto Vizioli – che apre un vero e proprio vulnus nei valori del bio e rischia di minare alla base la fiducia dei consumatori. Il problema non è tanto quello di ammettere residui indesiderati, anche se con soglie molto basse, per contaminazione accidentale, ma quello di risarcire il produttore biologico danneggiato da una gestione scorretta dei trattamenti da parte delle aziende convenzionali. Con l’entrata in vigore del PAN (Piano Nazionale per l’uso sostenibile dei presidi fitosanitari) che ha assorbito ingenti risorse in formazione degli operatori, parlare di contaminazione accidentale significa ammettere che persiste un uso scriteriato dei pesticidi”.
L’Italia è l’unico paese europeo che ha una legislazione chiara ed efficace sulle soglie arrivando a definire il limite di rilevabilità. Un punto di forza che speriamo venga mantenuto per dare al prodotto italiano maggior valore.
“In ogni caso – ha concluso Vizioli – noi siamo pronti ad affrontare la sfida. Da oltre 10 anni proponiamo il “Garanzia AIAB” un marchio che offre al consumatore la garanzia di un prodotto 100% italiano, 100% Ogm Free, 100% biologico e che rispetta la legalità contrattuale dei lavoratori. Ci auguriamo che i consumatori continuino a informarsi e a fare le scelte giuste. Come del resto è stato fino a ora. E’ infatti solo grazie a loro che il biologico ha assunto il grande valore che ha oggi”.

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