L’agricoltura biologica ha un minore impatto ambientale di quella convenzionale?


Il movimento per l'agricoltura biologica ha sempre risposto convintamene sì a questa domanda. Una ricerca mette in dubbio che le cose stiano così. Ecco perchè. Ne parliamo con Vincenzo Vizioli della Firabb

L'agricoltura biologica è stata promossa, tra l'altro, perché ridurrebbe l'impatto ambientale della produzione di alimenti. Ma è vero? Per rispondere a questa domanda un gruppo di ricercatori dell'Università di Oxford coordinati da Hanna Tuomisto, ha esaminato 71 lavori scientifici che mettono a confronto gli impatti ambientali dell'agricoltura biologica e convenzionale in Europa. La ricerca è stata pubblicata dal Journal of Environmental Management.

I risultati (leggi qui una sintesi della ricerca) mostrano che le pratiche di agricoltura biologica in genere hanno un minore impatto sull'ambiente se si considerano le unità di superficie, ma non necessariamente questo minore impatto vale se si considerano le unità di prodotto. Questo essenzialmente perché l'agricoltura biologica è meno produttiva, tanto è vero che - questo è quanto sostiene la ricerca - avrebbe bisogno dell'84% in più del suolo utilizzato dall'agricoltura convenzionale.

Per questo, secondo i ricercatori, la sfida principale per l'agricoltura biologica è aumentare i raccolti senza produrre danni all'ambiente. Ne consegue che bisogna sviluppare ricerca e sperimentazione volte a migliorare la capacità di contrastare insetti nocivi, malattie e erbe infestanti. Inoltre, è necessario produrre varietà animali e vegetali più adatti all'agricoltura biologica.

 Per l'agricoltura convenzionale, invece, le sfide chiave sono incrementare la qualità del suolo, ridurre l'uso di pesticidi e di fertilizzanti minerali, accrescere e proteggere la biodiversità. La strada migliore potrebbe essere quella dell'agricoltura integrata nella quale il controllo di insetti nocivi, malattie e erbe infestanti si basa soprattutto su pratiche preventive e i pesticidi solo usati solo se particolarmente vantaggiosi.

  "Non ci sarà - hanno concluso i ricercatori - alcun sistema agricolo migliore per tutte le circostanze. Perciò sarà necessario costruire il sistema "ottimale" da una serie di pratiche particolari adatte alla specifiche circostanze, vincoli e obiettivi. E tutti dovranno fare i conti con il problema dei prezzi. Alcuni sistemi continueranno a essere definiti secondo gli standard particolari dell'agricoltura biologica; alcuni opereranno in aree particolarmente sensibili dal punto di vista ambientale, pertanto dovranno adottare misure speciali; in altre situazioni, altri daranno la priorità alla produzione. Questo ci porta oltre il dibattito 'biologico' o 'convenzionale'".

  "A me sembra non convincente che di tanti parametri complessi presi in considerazione - molti dei quali positivi per l'agricoltura biologica - alla fine le conclusioni si reggano essenzialmente sul solo parametro della produttività". A dirlo è Vincenzo Vizioli, Presidente della Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica (Firabb) che prosegue: "E' un dato che va certamente considerato ma insieme agli altri. D'altra parte l'idea che bisogna produrre più cibo non fa i conti con il fatto che tutte le ricerche su questo argomento evidenziato che non c'è una carenza produttiva di cibo ma una carenza distributiva, si soffre la fame nel mondo non per carenza quantitativa di cibo ma perché non si hanno i soldi per comprarlo, o perché i terreni del paese sono usati per produzioni destinate all'esportazione e non all'alimentazione interna". La questione di un maggiore uso dei terreni a scopo agricolo, poi, non preoccupa Vizioli, almeno per quanto riguarda il nostro paese. "L'ultimo censimento Istat - dice - ha rilevato che il 30% delle aziende agricole italiane è sparito. Si tratta per lo più di aziende piccole ma che, comunque, oltre a un ruolo produttivo svolgevano un ruolo di presidio del territorio. Per questo l'eventuale eventuale estensione dei terreni destinati alla produzione agricola non potrebbe che essere benvenuta, soprattutto se porta con se, com'è il caso dell'agricoltura biologica, anche una gestione del territorio". Le sfide per l'agricoltura biologica, sebbene indicate con parole diverse si possono riassumere in una sola parola: ricerca, ricerca e ancora ricerca. "Naturalmente sono d'accordo - commenta il presidente del Firabb - per esempio tornando alla questione della produttività, io sono certo che quella dell'agricoltura biologica può essere aumentata, ma è un terreno su cui ricerca, sperimentazione e scuola di formazione sono assolutamente carenti. Per questo fino a che punto può essere spinta la produttività in agricoltura biologica non è ancora stato testato. Sulla ricerca in generale sono anni che cerchiamo di lavorare ma è del tutto inadeguata alle esigenze reali del settore. Se si compara quello che l'agricoltura convenzionale è stata in grado ed è tuttora in grado di investire in ricerca rispetto a quella biologica, risulta evidente che i margini di miglioramento possibile per l'agricoltura biologica sono molto maggiori che per quella convenzionale. D'altra parte dalla ricerca stessa emerge che l'agricoltura convenzionale per migliorare deve in qualche modo imparare da quella biologica. Quella biologica invece per migliorare deve fare meglio quello che già fa, attraverso la ricerca e la sperimentazione, appunto".

 L'articolo sulla ricerca si trova QUI

 

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0301479712004264

 

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