“Il vino si fa nella vigna”


L'azienda "Le Cantine del Notaio" a Rionero in Vulture (PT), dove il re è l'Aglianico,  è  la quarta tappa del nostro viaggio fra i vini biologici dopo l'entrata in vigore del Regolamento comunitario con le regole per scrivere nell'etichetta "vino biologico"

Per la quarta tappa del nostro tour fra le vigne e le cantine d'Italia, in occasione della prima vendemmia dopo l'entrata in vigore del Regolamento europeo per la vinificazione biologica, ci spostiamo in Basilica e precisamente all'azienda "Le Cantine del Notaio" di Rionero in Vulture (PT). Il vitigno più importante qui è l'Aglianico del Vulture. Ne parliamo con Gerardo Giuratrabocchetti, settimo di una genealogia di viticoltori, interrotta però dal padre avviato agli studi universitari e alla carriera notarile. Di qui il nome delle cantine, dato in suo onore dal figlio che ha ripreso la tradizione, convertendosi al biologico nel 1998. Ogni anno porta sul mercato 200 mila bottiglie a cui bisogna aggiungere il vino che resta a invecchiare nelle grotte di tufo, nelle barrique o imbottigliato.

Com'è andata la vendemmia quest'anno?

In realtà la nostra è ancora in corso, infatti, per l'Aglianico, può durare fino a tutto novembre. In ogni caso le previsioni sono buone, nonostante i periodi di forte siccità che ci sono stati e le temperature di oltre quaranta gradi che si sono raggiunte. Per fortuna il microclima locale, soprattutto con le escursioni notturne, ne ha mitigato le conseguenze. Noi, per parte nostra, abbiamo aiutato questa fortuna perché, come si dice dalle nostre parti, "la prima acqua è la zappa".

E' la prima vendemmia che si fa dopo l'entrata in vigore del Regolamento sulla vinificazione in biologico. Che ne pensa?

 Il vino si fa nella vigna, poi è importante anche il resto, quel che si fa in cantina, ma le fondamenta sono nella vigna. E su questo il Regolamento di agosto non aggiunge nulla. Noi seguiamo sia i dettami dell'agricoltura biologica che di quella biodinamica, siamo certificati per entrambi e il centro della nostra attività è la qualità del suolo. Lavoriamo il terreno a filari alterni, spandiamo compost, seminiamo essenze varie da sovescio, le lavorazioni in generale sono contenute, così come contenute sono le cimature. Le ricordavo prima il proverbio "la prima acqua è la zappa" che vuol dire che se non lavoro il terreno creando al suo interno un giusto equilibrio fra aria e acqua, creando le condizioni affinché l'acqua penetri alla profondità giusta e affinché  le radici ci possano sviluppare abbastanza, anche se l'acqua c'è non fa bene il suo mestiere...

Ma è comunque un passo avanti che adesso si possa scrivere in etichetta "vino biologico" invece che solo "vino da uve biologiche"...

 Guardi, io non scrivevo prima "vino da uve biologiche" e non scriverò ora "vino biologico"... Coltivo a biologico e biodinamico perché credo sia necessario e giusto avere un rapporto diverso con la terra e con l'ambiente di quello che ha diffuso l'agricoltura convenzionale. Poi io vendo il mio marchio, la qualità del mio prodotto.

Lei si comporta come se si fosse già raggiunto l'obiettivo del movimento per il biologico che questo modo di fare agricoltura sia quello normale, che tutti praticano. In questo caso la competizione sarebbe solo sulla qualità...

 Non so se è come dice lei, so però che per me la scelta del biologico e del biodinamico non è stata dettata da motivi commerciali ma dalla volontà di seguire la tradizione del "fare le cose bene". E oggi "fare le cose bene" in campagna significa fare agricoltura biologica e biodinamica. In più mi piace fare ricerca e quelle cui ho partecipato mi hanno confermato che ho scelto la strada giusta. Poi, ripeto, io vendo il mio marchio e la qualità del mio prodotto.

Ci sono state critiche al fatto che il Regolamento comunitario ha concesso residui di anidride solforosa troppo elevati (100-170mg/l per i rossi, 150-170mg/l per i bianchi). Lei cosa ne pensa?

 Il compromesso che si è raggiunto per far approvare il Regolamento non mi convince ma non perché i limiti sono troppo alti o troppo bassi. Quello che secondo me è sbagliato è che si sia voluto fissare un limite medio uguale per tutti. Io sono d'accordo sulla necessità di ridurre il più possibile l'uso di anidride solforosa ma è sbagliato che le quantità utilizzabili siano uguali dal Nord Europa alla Sicilia, perché diverse sono le condizioni di coltivazione e di vinificazione. Così come diversi sono i vini. Un vino del sud con più corpo e un vino del nord più leggero hanno esigenze diverse quanto ai processi che portano ad ottenere la qualità desiderata. Di questo il Regolamento non tiene minimamente conto. Naturalmente staremo anche al sud nei parametri indicati, ma per noi sarà più impegnativo.

 

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