Il calo continuo degli insetti selvatici danneggia l’agricoltura mondiale


Le cause principali di questo fenomeno sono la riduzione delle aree adatte alla vita di questi insetti e l’uso dei pesticidi. Ancora una volta un problema sul quale l’agricoltura biologica ha qualcosa da insegnare

I dati di una ricerca effettuata in 600 campi di 20 Paesi, coltivati con 41 sistemi diversi, dimostrano che gli insetti impollinatori selvatici sono più efficaci delle api domestiche, il che suggerisce che il calo continuo degli individui di queste specie in molte aree agricole ha conseguenze molto negative sulle rese agricolde. Secondo la ricerca pubblicata su Science e di cui riferisce Greenreport http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=%2020710 sono le moderne tecniche agricole che utilizzano ogni ettaro di terreno disponibile ad aver fatto diminuire il numero di alcuni impollinatori essenziali, come le api selvatiche, le farfalle e i coleotteri. Dato che la biodiversità e il numero di questi impollinatori diminuisce, le piante da fiore ricevono meno visite da questi insetti, con la conseguente minore produzione di colture importanti come pomodori, meloni e caffè. Uno dei coordinatori del team, Lawrence Harder, del Department of biological sciences dell'Università di Calgary, spiega che «Paradossalmente, gli approcci più comuni per aumentare l'efficienza agricola, come ad esempio la coltivazione di tutte le terre disponibili e l'utilizzo di pesticidi, riducono l'abbondanza e la varietà di insetti selvatici che potrebbero aumentare la produzione di queste colture. ll nostro studio mette in evidenza i vantaggi di tenere in considerazione questo paradosso nella progettazione e realizzazione di sistemi agricoli». Lo studio suggerisce che nuove pratiche per la gestione integrata delle api e degli insetti selvatici possono migliorare i rendimenti globali delle colture e che la salvaguardia degli animali impollinati è un efficace investimento a lungo termine la produzione agricola. Secondo l'università di Calgary, «Queste pratiche dovrebbero includere la conservazione o il ripristino di aree naturali o semi-naturali delle terre coltivate, la promozione di una varietà di utilizzi dei suoli, l'aggiunta di diverse risorse floreali e per la  nidificazione ed un uso più prudente degli insetticidi che possono uccidere gli impollinatori». Ancora una volta, un problema sul quale l’agricoltura biologica ha qualcosa da insegnare.

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