I numeri e le qualità dell’Agricoltura biologica


Uno studio dell’ISPRA richiama l’attenzione sui “numeri del biologico”, tutti in crescita. Ma anche su alcuni aspetti qualitativi dell’agricoltura biologica spesso dimenticati o sottovalutati. Come la maggiore biodiversità e la maggiore fertilità dei campi biologici

Uno studio dell’ISPRA richiama l’attenzione sui “numeri del biologico”, tutti in crescita. Ma da anche grande rilievo ad alcuni aspetti qualitativi dell’agricoltura biologica spesso dimenticati o sottovalutati. Fra cui la maggiore biodiversità e la maggiore fertilità dei campi biologici.
L’Ispra rileva, per esempio, quanto “l’agricoltura biologica vinca su quella convenzionale, in termini di biodiversità, di qualità delle acque e del suolo, di bilancio di gas serra, di uso e consumo delle risorse quali suolo, acqua ed energia. L’agricoltura biologica contribuisce a mantenere, a proteggere la singolarità e la ‘territorialità’ della diversità genetica e di specie delle piante coltivate e degli animali allevati nelle differenti aree geografiche. Nei terreni biologici, dove è proibito l’uso di fertilizzanti e pesticidi e erbicidi di sintesi, è possibile rilevare un numero doppio di specie vegetali rispetto a quelli convenzionali, fino al 50% in più di ragni, il 60% in più di uccelli e il 75% in più di pipistrelli”.
“Una questione fondamentale nel dibattito sul contributo dell'agricoltura biologica per il futuro dell'agricoltura mondiale e della sicurezza alimentare – si legge poi nella parte finale del Comunicato stampa dell’ISPRA  - è se l'agricoltura biologica sarà in grado di produrre cibo a sufficienza per sfamare il mondo. Il confronto tra la produttività dell'agricoltura biologica e di quella convenzionale ha un ruolo centrale in questo dibattito. L'analisi di ISPRA dimostra che la produzioni dei suoli biologici è in media l'80% della produzione dei suoli convenzionali. Ma la variazione è sostanziale. Il divario di rendimento organico differisce in modo significativo tra i gruppi di colture (3% per il raccolto di frutta e il 35% per la verdura) e le regioni del pianeta. D'altra parte, lo studio mostra che i terreni sottoposti a forme intensive di agricoltura sono soggetti ad un calo della fertilità e della capacità produttiva. Alcuni studi stimano che quasi il 40% dei terreni coltivati intensivamente andrà perso entro il 2050. Al contrario, i suoli organici tendono a mantenere le proprietà biologiche, fisiche e chimiche nel corso del tempo, contribuendo a mantenere la produttività e garantire la sicurezza alimentare a lungo termine”.

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