Biologico, quali prospettive?


Intervista a Danilo Marandola del Crea, a partire da quanto emerso dalla due-giorni di studio sul ruolo dell'agricoltura biologica nel quadro del Piano d’azione nazionale sull'uso dei fitofarmaci e sul contributo dei Piani di sviluppo rurale su questo tema

Dove sta andando l'agricoltura biologica? Ci sono novità tecnologiche e normative che la riguardano? Come la vede la politica agricola nazionale e quale è il suo ruolo nell'ambito più generale dell'uso sostenibile dei fitofarmaci?

Sono tra i temi che Agronotizie ha approfondito incontrando Danilo Marandola, ricercatore del Centro di politiche e bioeconomia del Crea di Roma, referente della linea tematica agro-ambiente del programma Rete rurale nazionale 2014-2020 e responsabile scientifico di una due-giorni di studio/lavoro tenuta nelle settimane scorse a Firenze sul tema del contributo dei Psr e del biologico nel quadro del Piano di azione nazionale sull'uso dei fitofarmaci.

Dottor Marandola, intanto chi sono stati gli ospiti e i relatori di questa iniziativa?
"Si è trattato di una due-giorni di lavoro destinata agli attori dello sviluppo rurale impegnati a vario modo a livello istituzionale sul tema dell'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, dell'agricoltura biologica e delle politiche agricole. L'iniziativa ha voluto essere in primo luogo una occasione di confronto fra le varie parti e di racconto-raccordo delle diverse esigenze operative esistenti in materia di uso sostenibile degli agrofarmaci e di diffusione e sviluppo dell'agricoltura biologica in Italia.

Destinatari e attori dell'incontro sono state in primo luogo le regioni, attraverso gli uffici che si occupano di programmazione dello sviluppo rurale e di servizi fitosanitari; in aggiunta, poi, tutti gli altri attori del partenariato economico e sociale dei Psr: le organizzazioni professionali agricole, le organizzazioni del biologico, le Ong ambientaliste, gli enti che si occupano di ricerca in agricoltura biologica, e le istituzioni che si occupano di monitoraggio ambientale come Ispra, le Arpa e anche gli ordini professionali, i parchi, e Gal".
Nella prima parte del programma dei lavori si è parlato del Psr e dell'agricoltura biologica come strumenti per conseguire gli obiettivi del Pan. Cosa è venuto fuori dalla discussione?
"Nella prima parte dei lavori si è parlato di Psr e agricoltura biologica come strumenti per raggiungere gli obiettivi del Pan. Il Pan ha come obiettivo quello di promuovere l'uso razionale dei prodotti fitosanitari in agricoltura per la tutela dell'ambiente e dei cittadini e degli utilizzatori.
Un obbiettivo implicito è la promozione dell'agricoltura biologica, che è quindi uno strumento privilegiato per attuare il Pan. Il punto è che il Pan e l'agricoltura biologica hanno bisogno di risorse, l'uno per essere attuato e l'altra per svilupparsi e diffondersi sul territorio, e queste risorse sono rese disponibili dal Psr prima di tutto con la misura 11 che prevede gli aiuti e l'integrazione al reddito soprattutto per le prime fasi di conversione.
Ma il Psr ha poi altri strumenti per sostenere e promuovere lo sviluppo e il consolidamento del metodo biologico. Pensiamo alle misure di formazione, informazione e consulenza. Oppure alle misure di innovazione, investimento e cooperazione. Tutte misure che ogni Psr dovrebbe essere capace di 'mettere a sistema' per amplificare gli impatti delle strategie messe in campo"
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Ma un obiettivo del biologico non dovrebbe essere anche quello di essere autosufficiente e economicamente sostenibile, almeno dal punto di vista delle aziende?
"La Commissione europea crede molto nell'agricoltura biologica e ritiene strategico operare per favorirne una diffusione sempre maggiore sul territorio dell'Unione. Lo strumento più forte per farlo è quello della misura 11, una misura che offre un pagamento a superficie a compensazione dei maggiori costi e dei mancati redditi in cui incorrono i produttori, rispetto al convenzionale, che si convertono o mantengono i metodi bio. L'assunto di base dei regolamenti europei, dunque, è quello secondo il quale fare bio significa perdere reddito, tanto da necessitare una compensazione ad ettaro.
Questo schema è oggi in parte oggetto di discussione in quanto appare non più in grado di favorire, da solo, uno sviluppo organico del settore. Fare bio, infatti, non significa solo sostenibilità ambientale, ma anche competitività, innovazione, reti, filiere, marketing territoriale. Tutti aspetti che devono essere affrontati e sostenuti da altre misure dedicate dei Psr"
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Un altro tema è stato quello della revisione del Pan, quali sono i nuovi indirizzi del piano nazionale sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari?
"Il Pan che conosciamo adesso è alla sua prima stagione di vita. E' il primo da quando è stata recepita in Italia la direttiva Ce 128/2009 detta direttiva agrofarmaci. La prima revisione del Pan, attesa per il 2019, non sconvolgerà questo strumento, anche perché non ci sono particolari novità dal punto di vista della normativa comunitaria.
L'obiettivo della revisione sarà migliorare il Pan, dando valore alle sinergie tra i vari temi e maturità a uno strumento che si presenta complesso, variegato e multidisciplinare.
In primo luogo il Pan dovrà migliorare la sua capacità di coordinamento tra i vari attori e di controllo delle azioni che vengono programmate e vengono messe in campo a più livelli amministrativi e istituzionali"
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E quali le novità per il settore del biologico nel contesto del Pan?
"Anche qui non ci saranno rivoluzioni; il lavoro da farsi sarà quello di un perfezionamento, che riguarderà sia l'agricoltura biologica che l'agricoltura integrata, con azioni che siano in grado di favorire un approccio anche agroecologico alla gestione delle fitopatie; un approccio, da tradurre anche nei Psr, capace di andare al di là degli schemi produttivi più rigidi per puntare maggiormente al raggiungimento dei risultati ambientali".

Altro tema centrale è quello dell'innovazione per l'agricoltura biologica, che prospettive ci sono all'orizzonte soprattutto riguardo alla difesa delle colture?
"Anche in questo caso gli ingredienti ci sono già; esiste a livello nazionale e comunitario un importante patrimonio di competenze e conoscenze, così come è già disponibile un patrimonio di innovazione prontamente utilizzabile in campo messo a punto dalla ricerca, ma magari ferma a livello accademico; allo stesso modo esiste anche un patrimonio importante di esperienze aziendali innovative che meriterebbero di essere valorizzate perché potrebbero insegnare tanto a tanti altri agricoltori che invece desiderano innovarsi.
In attesa che la ricerca continui a lavorare e che le aziende continuino a fare esperienza, quello che noi dobbiamo fare come Rete rurale nazionale è mettere insieme e coordinare quanto già esistente mettendo a punto soluzioni di policy capaci di dare valore e operatività al patrimonio di esperienze già disponibili, a vantaggio di tutti.
E anche qui i Psr possono esser uno strumento centrale, mettendo in comunicazione i vari attori della realtà agricola e anche puntando su nuove figure, come gli innovation broker, i mediatori di innovazione, che riescano a ottimizzare il trasferimento delle innovazioni dall'ambito della ricerca alla realtà di campo"
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E il rame? Ci sono novità sull'utilizzo dei prodotti rameici e le dosi massime in agricoltura biologica e non solo?
"Non sono un esperto di questo argomento. So che è un tema importante che oggi viene affrontato dagli esperti anche nella prospettiva di diffondere quell'approccio agroecologico di cui si accennava prima. Un approccio che prevede una gestione del campo finalizzata alla prevenzione delle fitopatie e l'uso di sostanze e principi attivi non come pratica ordinaria, ma solo come rimedio in caso di necessità. Il rame o altri prodotti, seppur naturali e non di sintesi chimica, se usati in maniera routinaria possono generare un'alterazione degli equilibri naturali di campo, inducendo una pressione selettiva sugli agenti patogeni che, inevitabilmente tendono a selezionare resistenze e a 'schivare' le strategie di difesa messe in atto".

Pan e agricoltura biologica hanno in comune l'obiettivo di ridurre l'uso dei fitofarmaci in agricoltura. In questo anche le biotecnologie genetiche possono dare un grande aiuto. C'è margine di discussione per un loro utilizzo?
"Anche questo non è un tema di mia specifica competenza. In ogni caso quello delle biotecnologie è un argomento ancor più ampio, che in parte può interessare il tema dell'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari e che solleva questioni anche di carattere etico. E' comunque un tema che va portato in una prospettiva più ampia e proiettato in un arco temporale molto lungo. Oggi il nostro compito istituzionale, come attuatori del programma Rete rurale nazionale, è quello di accompagnare le politiche e il governo di questi temi che hanno un'importanza cruciale per la nostra salute e quella del pianeta".

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