Biodistretti e agricoltura biologica. Il caso studio della Valcamonica

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Tre ricercatori del CREA – Politiche e bioeconomia - Alberto Sturla, Rita Iacono e Francesco Licciardo – hanno esaminato questa esperienza soprattutto attraverso le informazioni raccolte sul campo mediante lo strumento dell’intervista diretta face-to-face con 11 agricoltori biologici aderenti all’iniziativa

“L’applicazione del modello distrettuale all’agricoltura biologica - si legge nell’introduzione dell’articolo firmato dai tre ricercatori del Crea su Eyesreg.reg lhttp: //www.eyesreg.it/2018/agricoltura-biologica-e-biodistretti-lesperienza-della-va-camonica/- implica che questa debba essere in grado di attivare il potenziale endogeno dei territori e, al contempo, agire come elemento di co esione non solo per la comunità produttiva ma per l’intera società locale.

Le esperienze dei distretti biologici si stanno moltiplicando in Italia, ed è attesa una nuova legge sull’agricoltura biologica che finalmente li normerà. Può essere opportuno, quindi, sviluppare una riflessione sulle condizioni che ne caratterizzano la capacità di creare sviluppo locale, a partire dal coinvolgimento degli stakeholder e dalla partecipazione degli attori.

A tal proposito, nel presente lavoro, si propone il caso studio del Biodistretto della Val Camonica. Nello specifico, si presentano le iniziative di cui è animatore e si indagano le relazioni che ha saputo tessere con gli attori locali al fine di verificare se il modello distrettuale, e, in particolare, la declinazione che se ne è data a livello locale, abbia contribuito a dare vita a un percorso di sviluppo partecipato, basato su reti di relazioni nuove stimolate, in primis, dall’agricoltura biologica e dai suoi valori, o ne abbia creato almeno le premesse.

Lo studio è supportato dalle informazioni raccolte nel febbraio 2017 direttamente sul campo mediante lo strumento dell’intervista diretta face-to-face con 11 agricoltori biologici”.

Discussione e conclusioni

In questi primi anni di attività, il funzionamento del Biodistretto – queste le conclusioni dell’articolo - evidenzia uno scenario di luci ed ombre, in quanto le peculiarità del settore primario camuno e la presenza di altre consolidate realtà associative agricole nella valle condizionano pesantemente l’azione del Biodistretto. Buona parte delle aziende, anche tra quelle aderenti all’associazione Val Camonica Bio, può infatti contare sul supporto di soggetti collettivi già strutturati e radicati sul territorio. Inoltre l’agricoltura valligiana, caratterizzata da uno scarso potenziale produttivo, rimane orientata su una grande varietà di ordinamenti produttivi e finalizzata a consolidare i redditi accorciando il più possibile la catena del valore, tramite per esempio la trasformazione in proprio e la vendita diretta. Questo frena la costituzione di filiere consolidate, e quindi disperde l’efficacia delle azioni collettive del distretto. In aggiunta, l’integrazione tra agricoltura e altre filiere è ancora nella fase embrionale. Se si eccettuano alcuni accordi siglati autonomamente tra le aziende e la ristorazione, infatti, manca un’azione coordinata a livello distrettuale che integri la filiera del turismo con l’agricoltura, per esempio.
D’altra parte, si ravvisano alcuni segnali che permettono di dire che l’associazione Valcamonica Bio è riuscita a stimolare la partecipazione, interessando non solo le aziende socie ma la società civile e altre realtà produttive. Al contempo, le aziende aderenti si sono trovate coinvolte in un ambiente collaborativo che ha incrementato la propensione alla cooperazione che era comunque già presente nel settore agricolo del territorio. In particolare, sono risultate particolarmente ricettive le aziende insediatesi da poco o che hanno avviato produzioni alternative, per le quali l’adesione al distretto ha permesso di venire in contatto con realtà imprenditoriali o associative già presenti, avviando collaborazioni della natura più varia.

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