A chi serve questa polemica sterile?


Roberto Pinton di Assobio e Daniele Fichera di Federbio intervengono su alcune delle questioni sollevate dai lettori de “Il fatto alimentare” e di altre testate a proposito delle migliori qualità – secondo quei lettori solo presunte – dell’agricoltura biologica rispetto a quella convenzionale

Continua il dibattito sull’agricoltura biologica che da qualche giorno – si legge su “Il Fatto alimentare” - infiamma le sue pagine. Dopo la pubblicazione dell’articolo “All’agricoltura biologica solo le briciole dei finanziamenti europei e italiani”, firmato da Beniamino Bonardi, abbiamo ricevuto numerosi commenti che accusavano il bio di “inquinare tanto quanto il convenzionale”, di “non essere sostenibile” e che invece bisogna “affidarsi alla scienza” (qualsiasi cosa significhi…). Abbiamo allora chiesto a Roberto Pinton, segretario di AssoBio, di rispondere ad alcune delle critiche mosse dai lettori, in un secondo articolo pubblicato poco dopo. Non è stato sufficiente a placare gli animi. Le polemiche che sono seguite riguardavano principalmente: i dati ISPRA sulle sostanze ritrovate nelle acque, la tossicità del piretro e del rame usati (anche) nell’agricoltura biologica, il passato e il futuro del Bio. Ancora una volta ci viene in aiuto Roberto Pinton che insieme a Daniele Fichera di FederBio, analizzerà nel dettaglio alcune delle specificità tecniche che caratterizzano e distinguono l’agricoltura biologica da quella convenzionale.

Continua la lettura qui, su “Il fatto alimentare”

 

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