In vigore il nuovo marchio biologico europeo


Una foglia, che simboleggia la natura, tratteggiata con le 12 stelle della bandiera europea. È questo il nuovo logo del biologico, in vigore dal primo luglio, già visibile su qualche etichetta.

Va dunque in pensione il bollino verde, accusato di essere troppo simile ai marchi dei prodotti tipici, DOP e IGP, e quindi di confondere il consumatore; il cambiamento, però, non è solo estetico. Il nuovo marchio porta con sé nuovi obblighi per i produttori, che si trasformano in utilissime informazioni per i consumatori.
La prima innovazione è che il marchio diventa obbligatorio per tutti i prodotti confezionati nell’Unione Europea, purché contengano almeno il 95% di ingredienti biologici, nel caso si tratti di una miscela (come, per esempio, i biscotti). Ma attenzione: la presenza del marchio significa che l’alimento è stato messo a punto secondo le norme comunitarie, non che la sua produzione avviene sul territorio europeo. Infatti, anche i prodotti biologici importati possono riportarlo – seppure in questo caso l’applicazione in etichetta diviene facoltativa. Come per il vecchio marchio, il logo non va usato per gli alimenti ottenuti da animali selvatici: per fare un esempio, le sardine in olio extravergine bio non potranno avere il bollino, il salmone biologico, allevato, sì. Ma la differenza principale è che, adesso, sotto il nuovo marchio deve essere indicata l’origine geografica delle materie prime utilizzate nella preparazione dell’alimento. Se l’indicazione d’origine è oggi obbligatoria per pochissimi alimenti, bio e non, come l’olio extravergine d’oliva, o la frutta e la verdura fresca, normalmente non abbiamo alcuna informazione per quanto riguarda, per esempio, l’origine del riso, oppure della semola utilizzata per la preparazione della pasta. Con la nuova norma, da adesso, sulla confezione di pasta biologica, sotto il marchio, dev’essere indicato se gli ingredienti sono prodotti in Europa oppure no, e, volendo, è anche possibile specificare la nazione. In pratica, un pastificio che lavora solo semola di grano duro italiano deve scrivere sotto il logo “Agricoltura UE” ma può stampare “Agricoltura italiana”. Al di là delle indicazioni e alle descrizioni che si potranno leggere in etichetta o vedere nelle campagne pubblicitarie, quindi, potremo conoscere più diffusamente l’origine dei prodotti biologici confezionati che stiamo per acquistare. L’introduzione del nuovo logo, obbligatoria sulle etichette stampate dal primo luglio 2010 e già presente su alcuni alimenti freschi, sarà comunque graduale: l’Unione europea ha dato due anni di tempo ai produttori per smaltire le confezioni già stampate, nell’ottica di non favorire la creazione di rifiuti.

La questione 95%

Riguardo l'utilizzo del logo quando il prodotto è "al 95% biologico", ecco alcune precisazioni estratte dell'ultimo Regolamento comunitario sul biologico.

  • "Un ingrediente biologico non può essere contenuto insieme allo stesso ingrediente non biologico". In altre parole, se uno degli ingredienti è, per esempio, la farina bio, nello stesso prodotto non può esserci farina convenzionale.

  • Gli ingredienti di origine agricola non biologici possono essere utilizzati solo se autorizzati, e quindi indicati in un ristretto elenco, secondo alcuni precisi criteri, e cioè se si tratta di sostanze naturali e non trattate di cui non sono ancora disponibili le alternative biologiche.

  • Quando sul mercato risulta disponibile l'alternativa bio, il prodotto viene stralciato dall'elenco.

 

 

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