In Italia dieci milioni bevono vino bio


I consumatori raddoppiati in soli due anni mentre le esportazioni sono aumentate del 38%. Sono alcuni dei dati dell’analisi Wine Monitor-Nomisma presentata in occasione del convegno “Il mercato europeo del vino biologico, strategie per lo sviluppo e l'internazionalizzazione”, organizzato da FederBio

+259% Europa, +261% mondo: sono questi i dati relativi allo sviluppo – nel periodo 2004/2014 - registrato dalla viticoltura biologica. E’ quanto emerge - si legge in un comunicato stampa - dall’analisi Wine Monitor – Nomisma su dati FIBL - predisposta in occasione di Vinitaly 2016 e presentata durante la Tavola Rotonda organizzata da FederBio “Il mercato europeo del vino biologico, strategie per lo sviluppo e l'internazionalizzazione”, tenutosi l’11 aprile durante Vinitalybio (il salone dedicato ai vini biologici certificati). La viticoltura biologica dell’Unione Europea rappresenta l'84% della superficie bio del mondo.
Nel mondo il 4,5% della superficie vitata è bio; nella UE l’incidenza sale al 7,8%. La graduatoria per Paese rileva al primo posto il Messico (con uno share del 15,6%), seguito dall’Austria (10,7%). L’Italia è al terzo posto (con il 10,3%) precedendo Spagna (8,9%), Francia (8,7%), Germania (7,6%), Nuova Zelanda (6,7%), Bulgaria (5,8%) e Grecia (4,3%).
Per superfici vitate bio, l'Italia, con 72.361 ettari, è al secondo posto in Europa, dopo la Spagna (84.381 ettari). Considerando l’orizzonte temporale 2003-2014 il Paese iberico presenta una crescita del +413% mentre l’Italia del +128% e la Francia del +307% (terzo posto in graduatoria, con 66.211 ettari). Spostando l’obiettivo sulla superficie a vite biologica per regione, in Italia guida la Sicilia (27.105 ettari nel 2014, 38% sul totale italiano e +43% rispetto al 2011); seguono Puglia (10.269 ettari, +22%) e Toscana (9.243 ettari, +46%).
Ma la novità presentata a VinitalyBio è la mappatura delle dimensioni del mercato finale: nel 2015 le vendite di vino bio hanno raggiunto complessivamente 205 milioni di euro. Tale giro d’affari è realizzato per 1/3 sul mercato interno (68 milioni di euro, considerando tutti i canali - gdo, catene specializzate in prodotti bio, enoteche, ristorazione/wine, vendite diretta …) e per la restante parte (137 milioni di euro) sui mercati internazionali (+38% rispetto all’export di vino bio realizzato nel 2014). E a crescere è anche la consumer base: negli ultimi 12 mesi il 21% della popolazione italiana over 18, ovvero 10,6 milioni di persone, ha bevuto in almeno un’occasione - a casa o fuori casa - vino biologico certificato. Percentuale in continua crescita negli ultimi anni (nel 2013 era pari al 2%, nel 2014 era pari al 12%), sintomo di un forte apprezzamento da parte del consumatore, che riconosce al vino bio naturalità (44% degli user riconosce tale fattore distintivo) ma anche qualità (17%). Per tutte queste caratteristiche distintive, il 75% dei wine user bio è disposto a spendere di più per acquistare un vino con il marchio bio.
 "Il marchio biologico è indubbiamente un valore distintivo di grande successo; in soli due anni la quota di consumatori italiani che beve vino bio è raddoppiata", ha dichiarato all'Adnkronos Silvia Zucconi, Survey Coordinator di Wine Monitor-Nomisma. "Ma il successo non si ferma ai confini nazionali: l’export di vino bio nell’ultimo anno cresce del 38% a fronte di una crescita complessiva del vino italiano del 5%. Questo significa che la qualità dei vini biologici italiani ha un ottimo posizionamento anche all’estero, soprattutto in Germania (38% dell’export), primo mercato di destinazione per l’Italia", ha aggiunto.
"Oltre che nel canale specializzato il vino bio sta acquistando peso nella Gdo, che lo ha individuato come prodotto con grandi opportunità e dove la crescita in valore va dal 20 al 70% a seconda delle categorie", ha precisato Roberto Pinton, consigliere delegato di FederBio. "Il gradimento è giustificato dal fatto che il vino bio è di qualità superiore; i produttori devono prestare la massima attenzione alla qualità delle uve non essendoci trattamenti chimici in vigneto", ha spiegato Pinton.

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