Il diritto per i contadini di autoprodurre e scambiare le sementi


Lo chiedono la “Campagna globale sulla libertà di semi” promossa da Vandana Shiva, che venerdì 17 ha fatto tappa a Firenze e l’Ifoam Ue, dopo le nuove proposte in materia dell’Unione europea, giudicate del tutto inadeguate

Venerdì 17, nella sua prima giornata a Terra Futura - la mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale alla Fortezza da Basso di Firenze - ha fatto la sua seconda tappa la "Campagna globale sulla libertà dei semi" di Vandana Shiva, la più autorevole teorica dell'ecologia sociale: l'iniziativa è promossa da Navdanya International, di cui la scienziata indiana è fondatrice, in collaborazione con la Regione Toscana (la prima ad aver sancito con legge la proprietà collettiva sulle varietà locali, tutelandole dai brevetti delle multinazionali) e Banca popolare Etica, in virtù di una collaborazione avviata nel 2012 proprio a Terra Futura. La campagna intende rendere maggiormente consapevoli le persone, comunità, istituzioni e governi sul grave rischio per il futuro della sicurezza alimentare del pianeta, in pericolo per la scomparsa dei semi locali e, dall'altro lato, per la proliferazione di brevetti e leggi che favoriscono monocolture, monopoli, e privatizzazioni.
Sugli stessi temi si è pronunciata, con un comunicato stampa, la sezione europea di Ifoam (l’organizzazione internazionale dei movimenti per l’agricoltura biologica. “È giunto il momento - ha dichiarato Christopher Stopes, presidente del Gruppo IFOAM UE - di porre fine a una legislazione sul seme che favorisce l'industria globale delle sementi prima degli interessi dei consumatori e degli agricoltori. Una normativa sulle sementi moderna deve supportare l’agro-biodiversità, consentire l'uso adattato localmente e lo sviluppo delle risorse genetiche per affrontare il cambiamento climatico e il futuro della sicurezza alimentare. Nonostante alcune deroghe introdotte, la proposta della Commissione non fornisce un impegno chiaro e semplice per permettere agli allevatori e agli agricoltori di lavorare con varietà adattate a una vasta gamma di condizioni climatiche locali, costruendo un’eterogeneità genetica”.

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