Il vero e il falso sul sequestro di alimenti biologici

immagine di quotidiano dal titolo Fake News
Anche il biologico è vittima di notizie false

Con l’aiuto di Roberto Pinton, giornalista e segretario di ASSOBIO, associazione che raccoglie produttori, trasformatori e distributori di prodotti biologici in Italia, verifichiamo quanto c’è di vero nella notizia delle tonnellate di alimenti biologici falsi sequestrati dalle forze dell’ordine.

Roberto Pinton, segretario di ASSOBIO
Roberto Pinton, segretario di ASSOBIO

Un peccato in paradiso fa più effetto di cento all’inferno: per questo un sequestro di prodotti biologici ha sempre tanta risonanza sui media. Anche noi siamo stati non molto accorti nel diffondere la notizia del sequestro di alimenti biologici della scorsa settimana, per questo diamo volentieri spazio a Roberto Pinton e alle sue analisi, ben più precise di quanto si sia visto in giro finora.

22 scatolette di pesce con solo l'etichetta errata

Abbiamo potuto accertare, racconta Pinton, che in due negozi di Carpi e Forlì i Carabinieri hanno contestato la vendita di complessive 22 (diconsi 22) vaschette tra baccalà mantecato e sardine marinate. L’efferato crimine sta nell’aver etichettato il prodotto come “baccalà mantecato biologico” anziché solo “baccalà mantecato” cui aggiungere il claim “con olio di semi di girasole biologico”. E di aver adottato la marca “Mare Bio” per le sardine marinate, la cui denominazione e il cui elenco ingredienti erano peraltro del tutto a norma: sardine, olio di semi di girasole bio, olio extravergine bio, aceto di vino bio, sale. In effetti, l’articolo 23 del Reg. 834/2007 che disciplina l'uso di termini che si riferiscono al biologico in prodotti il cui principale ingrediente sia un prodotto della pesca, stabilisce che vi si possa ricorrere nell’elenco degli ingredienti e anche in un claim nello stesso campo visivo della denominazione, ma non nella denominazione né nella marca commerciale. Quindi il produttore non ha studiato a dovere la legge sull’etichettatura degli alimenti biologici, ma il prodotto in sé era perfetto.

Verdure bio, ma non era evidenziato sulle 7 cassette

In un punto vendita di Napoli sono stati poi sequestrati circa 100 kg di ortofrutta perché le etichette sulle 7 cassette non presentavano tutte le indicazioni richieste dalla norma. È importante sapere che per l’art.31 del Reg. 889/2008, le informazioni su nome e indirizzo del produttore e le indicazioni sul metodo biologico possono figurare anche solo nei documenti di accompagnamento. La contestazione è quindi probabilmente destinata a rientrare, una volta che si sia fatta presente la questione.

16 Kg di salumi bio ma senza un documento

A Caserta sono stati sequestrati 16 kg in tutto di prosciutto cotto, salumi vari e formaggi (a spanne, tre chili a trancio), anche in questo caso per mancanza di tracciabilità. Ancora, i riferimenti di legge erano presenti nei documenti di accompagnamento, solo che, a differenza che nel caso dell’ortofrutta, trattandosi di prodotti non appena consegnati, non erano più presso il negozio, ma presso il separato ufficio amministrativo. La tracciabilità poteva venir immediatamente verificata al costo di una semplice telefonata.

In tutti questi casi (120 kg di merce in tutto) non si tratta affatto di “falso bio”, ma tutt'al più di una gestione operativa dell’attività approssimativa e da correggere.

11 tonnellate di arance egiziane spacciate per siciliane, ma il bio non c'entra nulla

Quanto alle riferite 11 tonnellate di arance egiziane proposte per siciliane, Oreste Gerini, direttore della Direzione generale della prevenzione e del contrasto alle frodi agro-alimentari del ministero delle Politiche agricole, nel corso della trasmissione Mi Manda Rai Tre del 20 giugno (circa minuto 14:40) ha chiarito che non si trattava affatto di arance convenzionali spacciate per biologiche, ma di arance egiziane convenzionali spacciate per arance italiane convenzionali. Nessuna frode biologica, solo un comunicato stampa confuso.

6480 barattoli di passata in conversione al bio

Stiamo ancora cercando di sapere qualcosa di più sui 6.480 barattoli di passata di pomodoro in Campania (“ossia oltre 300 tonnellate”, sentenzia sul quotidiano un giornalista che ha passato l’esame dell’ordine, ma non sa far di conto: se si trattasse davvero di 300 tonnellate ogni vasetto peserebbe 46 chili!). Il capitano Linda Malzone ha dichiarato a Mi Manda Rai Tre che si trattava di prodotto proposto come biologico, ma ancora nella fase di conversione (ovvero già coltivato in conformità al metodo biologico, ma non ancora legittimato alla denominazione; il periodo di conversione è un po' l'apprendistato della produzione biologica).

Sempre dalla parte dei controlli, ma attenzione a come si comunicano

Bisogna sempre essere al fianco del comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare, composto da militari specializzati nelle plurime e complesse fonti normative a presidio della produzione agricola e alimentare, che opera a presidio dei diritti e della tutela dei consumatori e della trasparenza del mercato, ma sarebbe importante evitare di trasformare 22 scatolette di sardine e 6.500 vasi di passata in fonte d’allarme sociale e dubbi per il consumatore, gettando ombre su 70 mila e passa innocenti operatori di un settore che sul mercato immette legittimamente prodotti per un valore di miliardi di euro e occupa alcune centinaia di migliaia di lavoratori. Alcune non conformità formali sembrano solo la conseguenza di un’infelice gestione dei documenti e non hanno costituito alcuna frode né alcun rischio per i consumatori, la voce più grossa (11 tonnellate di arance egiziane) c’entra col biologico come la piramide di Cheope c’entra con il Grande Raccordo Anulare e non si capisce perché la sua notizia sia stata inserita in un comunicato che riguarda il biologico.

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