Ifoam: “Il Movimento per l’agricoltura biologica chiede il superamento dell’agricoltura industriale ad alte emissioni”


L’agricoltura industriale costa 3,33 trilioni di dollari l’anno di danni ambientali, si può rimediare passando alle pratiche agroecologiche, come l’agricoltura biologica

L’agricoltura industriale – si legge in un comunicato stampa dell’Ifoam la Federazione mondiale dei movimenti per l’agricoltura biologica - costa 3,33 trilioni di dollari l’anno di danni ambientali. Possiamo porre rimedio a questo stato di cose passando alle pratiche agroecologiche, come l’agricoltura biologica.

Con il mondo che aspetta un accordo dalla Conferenza sul clima di Parigi che si sta svolgendo in questi giorni, il movimento per il cibo e l’agricoltura biologica chiede un impegno per l’attuazione di misure di mitigazione basate sull’uso della terra che contribuiscano alla sicurezza alimentare e affrontino alla radice le cause dei cambiamenti climatici.

La produzione del cibo che mangiamo dal campo alla tavola dà luogo a circa la metà di tutte le emissioni di gas di serra di origine umana. Per quel che riguarda l’emissione di gas serra, infatti, il settore agroalimentare è secondo solo al settore energetico. A oggi i negoziatori e i politici hanno avuto pochissima attenzione per questo fatto. IFOAM chiede un accordo sul clima che riconosca l’importanza del settore agricolo e l’inizio di un processo di sviluppo di principi chiari e trasparenti per assicurare che le azioni intraprese sul cambiamento climatico siano in accordo con considerazioni sociali ed ecologiche.

L’agricoltura industriale è uno dei principali responsabili dei cambiamenti climatici, e ‘business as usual’ non è un’opzione - dichiara il Presidente dell’IFOAM, André Leu. – Solo una transizione all’agroecologia e all’agricoltura biologica può portare a un taglio in profondità delle emissione derivanti dalla produzione di cibo”.

Noi produciamo abbastanza per nutrire il mondo, però un terzo di tutto il cibo prodotto non arriva mai sulla tavola. Metà dei piccoli contadini coltivano la maggior parte del prodotto globale dell’agricoltura e appartengono alla parte del mondo dove si soffre la fame.  Come André Leu puntualizza “A meno che agli agricoltori siano fornite le tecnologie agro-ecologiche, essi hanno bisogno di sapere come affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico: l’impatto sulla produzzione di cibo sarà devastante, spingendo milioni di persone nella povertà”. Le azioni di mitigazione connesse alle attività agro forestali contribuiranno così alla sicurezza alimentare e a contrastare le attività con le emissioni più elevate come l’uso di fertilizzanti particolarmente nei paesi “Ad alte emissioni”.

Sulle misure di mitigazione basate su un diverso uso della terra, Gábor Figeczky, Advocacy Manager di IFOAM ha dichiarato: “Se, in nome della lotta contro i cambiamenti climatici, la terra usata dagli agricoltori locali per produrre cibo fosse utilizzata per progetti di compensazione delle emissioni di  CO2, allora ulteriori 600 milioni di persone potrebbero diventare a rischio fame per il 2080”

Non possiamo perdere di vista il fatto che il cambiamento climatico sta danneggiando coloro che producono il nostro cibo. Gli agricoltori debbono essere messi in condizione di tirarsi fuori dalla povertà e dalla fame, di nutrire le crescenti popolazioni locali e globali e di mitigare il riscaldamento globale attraverso sistemi e pratiche agronomiche a bassa emissione e alta percentuale di sequestro di CO2.

Diversamente dall’agricoltura chimica che accentua il cambiamento climatico, l’agricoltura biologica usa metodi e mezzi tecnici che produno una minore emissione di gas serra e sono benefici per il suolo. Gli agricoltori biologici lavorano con tecniche, come le rotazione, che sequestrano una maggiore quantità di carbonio nel suolo. E’ in questa direzione che dovrebbero essere orientate le misure di mitigazione basate sulla terra, riducendo le emissioni, catturando più carbonio nel suolo, senza mettere a repentaglio la sicurezza alimentare.

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