I “bio furbi” di Report


Il commento di Federbio alla puntata della trasmissione di Rai 3 dedicata alla risicoltura biologica e alla cosmesi naturale

 

Nella puntata di Report andata in onda domenica 14 dicembre si è parlato di riso biologico e di cosmesi naturale, accostando due tipologie di prodotto che non hanno nulla in comune, il riso biologico infatti viene coltivato seguendo un regolamento europeo, mentre nessuna norma né nazionale né europea regolamenta la produzione di prodotti cosmetici naturali, tutt’al più esistono dei disciplinari privati. “Non comprendiamo quindi – questo il commento contenuto in un comunicato stampa di Federbio, la federazione delle associazioni del biologico - per quale motivo i due argomenti siano stati accostati nella medesima trasmissione, con il rischio di dare allo spettatore un messaggio confuso e fuorviante anche se apprezziamo che anche la trasmissione Report si sia fatta parte attiva nel sollecitare l’adozione di una normativa almeno nazionale sulla cosmesi “biologica” e naturale”.
Quanto alle questioni di merito relative ai “bio furbi” denunciati da Reporter e che sarebbero presenti fra i produttori di riso bio, Federbio ha ricordato che quello del biologico resta il settore agroalimentare più controllato e che la risicultura bio è quella a sua volta più controllata nel comparto, con “analisi che sono sempre più spesso effettuate in campagna nei periodi critici della coltivazione e sempre meno sul prodotto finito”. “In Italia ogni azienda bio riceve un controllo circa ogni 9 mesi (nel 2013 il rapporto visite effettuate sul numero totale di aziende è stato pari a 1,35 – elaborazione FederBio). La coltivazione biologica del riso è sicuramente molto impegnativa e richiede un lavoro più accurato anche per la presenza di aziende che non sono interamente convertite al bio. Sulla base delle elaborazioni di FederBio sui dati degli ultimi 5 anni (2010 – 2014) messi a disposizione dagli organismi di certificazione queste aziende sono state controllate in media 2,15 volte, valore quasi doppio rispetto alla media italiana delle aziende biologiche. Se è vero che le aziende risicole risultano mediamente più soggette a infrazioni rispetto alla media totale in Italia (4,74% contro il 3,92%) è altrettanto vero che ogni minima infrazione viene notificata alle Autorità pubbliche, per i loro adempimenti del caso e che alle aziende responsabili vengono comminate le sanzioni del ritiro della certificazione e dell’espulsione”.
“FederBio è venuta a conoscenza della denuncia dei giovani agricoltori di Confagricoltura (ANGA) - da cui ha preso l’avvio la puntata di Report - già da qualche settimana, purtroppo non direttamente e con notevole ritardo non certo per nostra indisponibilità al confronto. Abbiamo infatti immediatamente attivato una unità di crisi e riunito tutti gli organismi di certificazione per analizzare i dati reali della coltivazione e del controllo del riso bio in Italia e predisporre un piano d’azione per superare le criticità. – dichiara il Presidente di FederBio Paolo Carnemolla - Su questa base abbiamo incontrato la presidenza di ANGA e la dirigenza di Confagricoltura nazionali, condividendo i punti sui cui avviare alcune azioni comuni, a conferma che c’è una volontà condivisa di denunciare i “biofurbi” e tutelare i coltivatori di riso bio onesti, che sono la grande maggioranza. FederBio sta inoltre lavorando anche per attivare una piattaforma informatica per la tracciabilità delle produzioni e delle transazioni dei cereali bio, proprio per evitare quella confusione sui dati e sulle rese produttive che ha messo in evidenza l’inchiesta di Report.” conclude Carnemolla.
 
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