Le cifre impressionanti dello spreco alimentare

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Lo spreco di cibo sta raggiungendo cifre da allerta rossa e bisogna intervenire su più livelli, ciò che possiamo fare in cucina può recitare un ruolo importante se più che che del riciclo sappiamo portare avanti la sinergia alimentare

Ritorno su un tema che ho già trattato di recente e in alcuni interventi degli anni passati, lo ritengo molto importante e grave e per questo ne parlo ogni volta che posso perché ritengo che ci siano precise responsabilità anche da parte di chi trasmette sapere di cucina agli altri.

C’è un comune denominatore molto preoccupante tra gli estremi della filiera alimentare a prescindere da qualsiasi genere di cibo si stia parlando, si inizia con la produzione e si finisce con il consumo diretto da parte dei consumatori.

Nel mezzo poi tutte le ulteriori fasi di trattamento di questo cibo, dal trasporto verso le centrali di rifinitura, smistamento e confezionamento, per poi arrivare alla parte di distribuzione finale nelle mille realtà di vendita piccole e grandi sparse nel mondo.

Sia all’inizio che alla fine di tutto questo avviene un enorme spreco di cibo e se nella fase di produzione sono soprattutto i paesi più poveri e emergenti ad avere maggiori responsabilità, nella fase del consumo iniziale lo spreco più impressionante avviene nei paesi occidentali più sviluppati.

Secondo il report "Tackling the 1,6 Billion Ton Food Loss and Waste Crisis" messo a disposizione dal The Boston Consulting Group nei 365 giorni che compongono ogni anno ben 1,6 miliardi di tonnellate di cibo per un valore di 1,2 miliardi di dollari sono letteralmente buttati via.

La cifra è veramente impressionante e rappresenta un terzo della produzione globale di cibo nel mondo, ma preoccupa ancora di più un altro aspetto.

I dati e le percentuali denunciate, infatti, sono costantemente in crescita e si ipotizza che già dal prossimo anno le tonnellate di cibo sprecato potranno arrivare all’esorbitante cifra di 2,1 miliardi di tonnellate per un ammontare economico da brividi.

Si tratta di uno spreco che non è collegato solo come verrebbe spontaneo pensare al problema della fame nel mondo (una condizione che colpisce 870 milioni di persone), ma incide direttamente anche sulle emissioni globali di gas serra con un aggravio della loro presenza dell’8%.

Eppure come riferisce lo stesso report basterebbe impegnarsi solo un po’ di più seguendo una strada saggiamente già tracciata dall’onu che ha indicato soluzioni pratiche portatrici in breve tempo di un risparmio di oltre 700 miliardi di dollari.

Interventi mirati sulle tecniche per il raccolto con l'adozione di semplici regole organizzative, miglioramenti delle infrastrutture legate alla catena del freddo, diminuzione delle fasi di trasporto con la preferenza a produzioni locali sono solo alcuni dei tanti esempi applicabili.

Io però aggiungo che in cucina ognuno di noi ha la possibilità di aiutare il pianeta intero e anche la propria salute adottando piccole strategie private tese alla massima diminuzione degli sprechi.

Una diminuzione che avviene sia nella fase di acquisto che in quella di preparazione dei piatti dove la parola magica più che riciclo è sinergia, tema che spero di sviluppare a approfondire presto!

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