Falso bio in Sicilia, AIAB si costituisce parte civile


“Oltre a conoscere il nome delle aziende – dice Vincenzo Vizioli presidente dell’AIAB – e la loro rete di relazioni commerciali, questa frode per dimensione e tipologia rende di vitale importanza comprendere chi ha emesso i certificati, se il sistema di controllo è stato assente, incompetente o addirittura connivente e se ci siano state pressioni e minacce della malavita organizzata

Dopo la truffa nel settore biologico, scoperta dalla Guardia di Finanza nel Ragusano e nel Siracusano, AIAB Sicilia – si legge in un comunicato stampa  - ha deciso, tramite i suoi legali, di chiedere l’accesso agli atti per costituirsi parte civile, a tutela di tutto il settore esposto a un grave danno di immagine e credibilità.

“Una truffa di tali proporzioni che ha spacciato per biologica frutta e verdura prodotta invece con metodi convenzionali, e quindi con uso di pesticidi, e venduta in Italia e all’estero non è assolutamente ammissibile”, dice Vincenzo Vizioli presidente di AIAB. “Si tratta di un danno grave per i tanti operatori biologici onesti e per questo all’operazione della guardia di finanza con il CQRF va tutto il nostro plauso e il nostro sostegno. Non bisogna fare sconti a chi offende le attese dei consumatori, le aspirazioni della larghissima maggioranza degli operatori biologici, si appropria di premi dedicati al modello sostenibile di agricoltura, danneggia l’immagine di un settore che applica un metodo che tutela la salute e l’ambiente.
Il sistema di controllo e certificazione è uno dei valori aggiunti che il settore biologico offre al consumatore, è quindi indispensabile che questo svolga i compiti che il Regolamento Europeo sul biologico gli attribuisce e su cui tutto il sistema fa conto. E’ altresì importante che gli organi di vigilanza adempiano al ruolo a loro affidato”.

Sull’espansione del mercato biologico incombono interessi e speculazioni pericolose che il sistema di controllo dedicato e la vigilanza devono, come nel caso in questione, smascherare e punire, a garanzia del sistema biologico e biodinamico che è l’occasione di sviluppo sano della nostra agricoltura. Nello specifico di questo caso ci sono ancora poche informazioni nel merito ma l’attenzione va posta non solo verso quelle aziende che hanno commesso i gravi reati contestati ma anche sul sistema di controllo e quello di vigilanza regionale che non ha funzionato.

“Oltre a conoscere il nome delle aziende – dice Vizioli – e la loro rete di relazioni commerciali, questa frode per dimensione e tipologia rende di vitale importanza comprendere chi ha emesso i certificati, se il sistema di controllo è stato assente, incompetente o addirittura connivente e se ci siano state pressioni e minacce della malavita organizzata.
Inoltre è importante capire se è mai esistita l’azione di vigilanza della Regione Sicilia, che per il regolamento europeo deve verificare l’operato degli organismi di controllo in regione, anche perché i premi previsti dal PSR sono soldi pubblici”.

Per saperne di più leggi qui la cronaca sulle pagine siciliane de la Repubblica

 

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