Prima candelina per la dieta mediterranea


Il 17 novembre di un anno fa l’Unesco, ossia l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, ha iscritto la dieta mediterranea nella prestigiosa Lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Insomma, una vittoria un modello culturale di tutta l’area che si affaccia sul mare nostrum e non soltano italiano. Secondo l’Unesco, lo stile di vita mediterraneo è  “un meraviglioso ed equilibrato esempio di contaminazione naturale e culturale”, in altre parole, un’eccellenza mondiale. Un modello che raggruppa, infatti, un insieme di conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. Sempre secondo la definizione dell’Unesco, la dieta mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta
fresca o secca,  verdure, una moderata quantità di pesce, latticini e carne, e molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità. La Lista, che raccoglie gli elementi considerati rappresentativi per la cultura umana, comprende già 166 elementi (tra cui il tango argentino e la calligrafia cinese) e fino a oggi solo due erano italiani: l’Opera dei Pupi siciliana e il Canto a tenore sardo.

Anche la scienza lo conferma

Ma oltre all’Unesco anche le ultime acquisizioni in scienza dell’alimentazione hanno continuato a rafforzare la dieta mediterranea come un modello da seguire. Pensiamo al ruolo benefico degli acidi grassi del pesce (omega-3) e dei semi e degli oli vegetali (omega-6); le proprietà protettive dei composti fitochimici contenuti in frutta e verdura; la scoperta dell’indice glicemico dei carboidrati, che ha evidenziato la maggior salubrità dei cereali integrali. In un certo senso, oggi viviamo come mediterraneo ogni cibo che oltre a essere buono, sappiamo essere salutare: dal pesce azzurro alle erbe aromatiche, dalle minestre di cereali e legumi all’olio extravergine di oliva. Però, come già ricordato prima, non possiamo considerare come solo “nostra” la dieta mediterranea, ma è molto più corretto pensare a quella nostrana come la  variante italiana di questa dieta, al pari della variante spagnola, greca, libanese e così via. Ogni nazione ha, infatti, il suo particolare patrimonio enogastronomico e la preferenza verso determinati ingredienti. Ad esempio, se noi amiamo molto la pasta, sono il cuscus o il bulgur a farla da padrone nei paesi che si affacciano nella area sud-orientale del bacino mediterraneo. Sempre di frumento si tratta, ma trattato in modo diverso.

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