L’Europa e il mangiarsano


In questi giorni, mentre la Francia quasi bandisce dalle mense scolastiche il ketchup, che potrà essere servito solo una volta ogni venti pasti, in Danimarca è entrata in vigore la fat tax. É la prima volta che vengono tassate delle sostanze alimentari, e ciò ha creato molto interesse a livello internazionale, visto che nei paesi occidentali i tassi di sovrappeso e obesità sono sempre elevati.

In pratica, su alimenti precotti, pizza, burro, formaggi, margarina e altri prodotti che contengono più del 2,3% di grassi saturi, è scattato un aumento di 16 corone (2,15 euro) per ogni chilo di grassi. In base ai calcoli riportati, ciò significa che una confezione di burro danese da 250 grammi, ad esempio, costerà non più 15,50 corone (2,08 euro) ma 18,10 (2,43 euro). Ciò si traduce per la famiglia media danese in una spesa di mille corone di più all’anno (circa 134 euro). In questo modo, il governo danese da una parte incoraggia a seguire comportamenti alimentari più sani, dall’altra rimpingua le casse statali (si prevedono 200 milioni di euro l’anno in più grazie alla fat tax). Fatte le debite differenze, un po’ come si è fatto da noi con le sigarette quando sono state stampate le avvertenze sui pacchetti.

Tuttavia, secondo gli esperti non sembra giusto limitare il discorso ai grassi saturi, in quanto anche sale, zucchero, carni lavorate o cereali raffinati dovrebbero essere presi in considerazione per l’effetto che il loro abuso provoca sulla salute. Non resta che vedere se provvedimenti come questi, che al momento perciò suscitano qualche perplessità, nel tempo avranno una ricaduta sul peso e il benessere della persone, e non solo sulle loro tasche…

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