Di chi sono i semi?


Il 63% del mercato delle sementi e il 75% di diserbanti e pesticidi è nelle mani di tre colossi. Per loro queste concentrazioni sono necessarie per aiutare i contadini a rendere più produttivi i campi. Per molti invece sono un pericolo per la sicurezza alimentare nel mondo

E’ di qualche giorno fa la notizia dell’acquisizione da parte della Bayer (azienda tedesca produttrice di farmaci e di erbicidi, insetticidi, funghicidi ecc), della Monsanto, nota negli anni più recenti per il suo impegno nel diffondere i suoi semi geneticamente modificati (Ogm) e i prodotti chimici indispensabili per coltivarli. Si tratta solo dell’ultima della serie di fusioni e acquisizioni che hanno portato a concentrare nelle mani di tre colossi (Dow-Dupont, ChemChina-Syngenta e Bayer-Monsanto) il 63% della produzione di sementi e il 75% della produzione di pesticidi, erbicidi ecc.
Vi proponiamo alcuni articoli che prendono in esame le possibili conseguenze di questa concentrazione.

Bayer acquisisce Monsanto per 66 miliardi di dollari

(Il sole 24 ore)

Bayer chiude l'operazione Monsanto. Il colosso chimico e farmaceutico tedesco ha messo a segno l'acquisizione da 57 miliardi di dollari in contanti del leader delle sementi americano dando vita a un nuovo protagonista globale nell'agribusiness. Con il debito il valore complessivo dell'operazione sale a 66 miliardi di dollari e diventa la maggior acquisizione estera mai realizzata da un'azienda tedesca. (…)
Da capire ora se arriverà il via libera delle autorità di regolamentazione, ma Bayer ha fatto sapere di avere ricevuto «segnali incoraggianti dopo i contatti iniziali avuti» con chi dovrà decidere. Un altro nodo che bisognerà sciogliere è quello della leadership del gruppo che uscirà dalla fusione, ma per il momento le società temporeggiano e fanno sapere che è ancora «troppo presto per fare commenti» in questo senso, così come è ancora prematuro discutere «dei disinvestimenti necessari per l'accordo».

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Il grande fratello dei semi all'assalto (chimico) dell'agricoltura mondiale
(la Repubblica)

Il Grande fratello dei semi si prepara a ridisegnare il futuro dell’agricoltura mondiale. Il suo mantra ideologico è sempre lo stesso. “Una persona su otto va a letto affamata – recita quello della Dupont -. Se vogliamo garantire cibo a tutti nel 2050 dobbiamo aiutare i contadini a rendere più produttivi i campi”. Come è sotto gli occhi di tutti: le 7mila aziende sementiere attive nel 1981 sono quasi sparite. Un’ondata di fusioni e acquisizioni ha concentrato il 63% del mercato nelle mani di tre colossi (Dow-Dupont, ChemChina-Syngenta e Bayer-Monsanto). Le stesse società – guarda caso - che controllano il 75% del business di pesticidi e diserbanti in un groviglio di conflitti d’interessi in cui “l’industria è costretta a vendere i semi assieme ai prodotti agrochimici per non fare harakiri” come accusa Vincenzo Vizioli, presidente dell’Associazione italiana agricoltura biologia. Ultimo e più famoso esempio: il discusso ed efficacissimo glifosato (unico neo, è un sospetto cancerogeno) promosso in rigorosa abbinata con i semi hi-tech modificati per resistere ai suoi effetti.
L’era del seme unico – dicono i critici – ha già avuto effetti devastanti: la Fao ha certificato che nel ventesimo secolo, a forza di specializzare le colture, abbiamo perso il 75% della biodiversità e che un altro terzo se ne andrà entro il 2050. Uno scotto da pagare, dice l’industria: sviluppare un seme super-efficiente (e spesso transgenico) può costare 136 milioni di dollari, un nuovo pesticida può arrivare a 250 milioni. “Solo le imprese di grandi dimensioni hanno i soldi per la ricerca necessaria alle sfide del futuro – spiega Lorenzo Faregna, direttore di Agrifarma, l’organizzazione degli imprenditori di settore –. E la fanno con controlli rigidissimi. In Italia, per dire, siamo monitorati da tre ministeri: ambiente, salute e agricoltura”. I risultati, assicura la European seed association, la potentissima lobby di settore, si vedono: incroci e selezioni del grande fratello dei semi “contano per il 74% degli aumenti di produttività in campo agricolo e hanno garantito carboidrati, proteine e oli vegetali per 100-200 milioni di persone aggiungendo 7mila euro di reddito agli agricoltori”.


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Bayer: flop ogm spinge vendita Monsanto
(Coldiretti)

L’acquisizione è stata spinta dallo storico flop delle semine Ogm che sono crollate del 18 per cento in Europa nel 2015 e per la prima volta fanno registrare anche una inversione di tendenza a livello mondiale con 1,8 milioni di ettari coltivati in meno, a conferma della crescente diffidenza nei confronti di una tecnologia che non rispetta le promesse miracolistiche. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare l’acquisizione della statunitense Monsanto da parte della tedesca Bayer per 66 miliardi di dollari, sulla base del rapporto annuale dell’International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications” (ISAAA). Un percorso determinato dal fatto che secondo la Coldiretti le multinazionali hanno tutto l’ interesse a concentrare la commercializzazione di fitofarmaci e sementi per garantirsi profitti in un  momento in cui, tra l’altro, il mercato europeo anche per i nuovi indirizzi di Politica Agricola Comunitaria finalizzati a garantire processi di produzione a basso impatto ambientale, hanno determinato una sensibile riduzione nell’uso dei prodotti fitosanitari, mentre la positiva scelta della quasi totalità degli Stati europei, di rifiutare il ricorso alle sementi Ogm ha determinato una contrazione del volume di affari delle multinazionali dell’agrochimica sul mercato europeo..

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 “La fusione Bayer Monsanto. Nessuna garanzia per il futuro dell’alimentazione”
(Carlo Tricarico, presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica)

La notizia della fusione della Monsanto con la Bayer - si legge nell’articolo comparso sull’Osservatore Romano -  preoccupa gli agricoltori e non solo. Il fenomeno che sta portando in questi mesi a grandi concentrazioni nell’agroindustria sta cambiando gli equilibri mondiali, senza una governance del bene comune e senza garanzie per il futuro dell’alimentazione. (…)
Le concentrazioni stanno via via cancellando la biodiversità agraria: chi detiene questi semi ha in mano i mezzi di produzione e determina il sistema alimentare mondiale. L’agricoltura contadina, l’agricoltura biologica e quella biodinamica operano invece per una decisa inversione di rotta.
La trasformazione degli alimenti in strumenti di speculazione finanziaria mette in secondo piano la loro natura nutrizionale e porta a sottrarre il cibo alla domanda alimentare, per concentrarlo dove vale come commodity, cioè come bene standardizzato in funzione dei mercati internazionali. Questo avviene quando i semi, i mezzi di produzione e le terre si riducono nelle mani di pochissimi protagonisti, mentre il cibo perde la biodiversità e la sua differenziazione qualitativa.
Il processo di concentrazione dei colossi dell’agroindustria non è quindi una semplice espressione dell’affermarsi di posizioni dominanti sul mercato. È un’ipoteca sul futuro del modello alimentare e, per alcune popolazioni, significa incertezza circa un futuro alimentare dignitoso.


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