Prevenire e curare

Depressi d’autunno?

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Molto spesso quando cadono le foglie, sembra “ingiallire”, in modo più o meno accentuato, anche il tono dell’umore

Molti parlano a ragione di “depressione stagionale”, fenomeno che ha cause numerose. Una di queste potrebbe essere la forte riduzione dell’azione antidepressiva della luce. Questo provoca effetti importanti sulla melatonina endogena e sulle sostanze che regolano il tono dell’umore. Un ulteriore stimolo negativo viene dalla riduzione dell’attività fisica praticata all’aperto e, putroppo, dal calo dell’attività fisica in genere.

Quella voglia di…

Talora il desiderio di un particolare alimento, in persone che non siano affette da disturbi del comportamento alimentare, è stimolato dall’azione indiretta del cibo. Un vero e proprio “craving” (una sorta di desiderio incontrollabile) nei confronti del cioccolato potrebbe essere dovuto, ad esempio, alla sua azione antidepressiva naturale. Il cacao, infatti, oltre alle sostanze teofilliniche contiene anche particolari composti che stimolano nell’organismo la produzione del GABA (Acido gamma aminobutirrico). Si tratta di una sostanza fondamentale nell’equilibrio della psiche, poiché ha un’azione rilassante e antidepressiva. Sostanze che attivano il GABA si trovano anche nelle banane. In alcuni casi, invece, la ricerca di alcuni cibi come i formaggi o il pane (per la farina) potrebbe essere dovuta alla presenza di neurotrasmettitori che in un certo qual modo determinano una situazione di dipendenza. Le casomorfine ad esempio (sostanze con affinità alla morfina) sono presenti in minima ma definibile quantità nei latticini, e talvolta ne giustificano la ricerca continua e ripetuta, come se si fosse instaurato un meccanismo di dipendenza nell’assunzione. In parte un meccanismo simile (ne mangio e mi sento bene, anche se nutrizionalmente non è il cibo adatto…) si verifica anche per il glutine, che nel bambino può agire come una exorfina, cioè come una sorta di “stimolante esterno” che il bambino inconsapevolmente ricerca di frequente.
In modo simile agisce la ricerca talvolta maniacale di un determinato alimento verso cui si è intolleranti. La reazione infiammatoria immunologica causata dall’assunzione di quel cibo provoca la produzione di significative quantità di serotonina e istamina, che possono raggiungere il cervello dove svolgono un’azione simile a quella di uno psicofarmaco. Per questo capita a volte di riconoscere una specie di “sensibilizzazione” nelle persone con intolleranze alimentari. Si recepisce una sorta di “impulso” verso l’assunzione di un certo cibo, anche se provoca effetti dannosi all’organismo come cefalea, asma ecc. è utile ricordare che tra i sintomi di un’ipersensibilità alimentare vi è la stanchezza e il senso di esaurimento psicofisico.
In molti casi il semplice controllo delle intolleranze alimentari, può aiutare a restituire tono e forza alle persone “stanche”, contribuendo a superare la fase di depressione che si attraversa. Di solito anche un breve periodo di dieta di rotazione sugli alimenti verso cui si sa di essere intolleranti determina un senso di maggiore tonicità fisica e psichica. Molti altri desideri di cibo possono essere invece legati a carenze transitorie. Un’improvvisa voglia di banane, patate, arance o semi oleosi, potrebbe segnalare una carenza di potassio e una ricerca indiretta di quello stesso elemento in modo inconsapevole. Con la giusta attività fisica, e un bilanciato apporto di proteine (che aumentano la noradrenalina nel cervello, con un’azione antidepressiva complementare a quella della serotonina), e talvolta intervenendo per un breve periodo con una “dieta di rotazione”, si riesce a contenere la deflessione dell’umore di questo periodo, preparandosi ad affrontare in salute i mesi più bui e più freddi.

 

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