Critiche severe al decreto del governo sui controlli del biologico


Delusione e preoccupazione nei primi commenti di Federbio, CCPB e Alleanza delle cooperative

Venerdì scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare il testo del nuovo decreto  che sostituirà il decreto legislativo n. 220/95 in materia di controlli e certificazione del biologico. Il testo dovrà ora ottenere i pareri delle due Camere e delle Regioni; il Governo ha previsto di concluderne l’iter entro febbraio 2018.

Le critiche non si sono fatte aspettare. Quella espressa da Federbio-Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica, in un comunicato stampa sottolinea in particolare che "siano confermati e rafforzati ruolo e potere dell’Ispettorato centrale repressione frodi del ministero, al cui operato negli anni più recenti va attribuita la responsabilità principale delle inefficienze e della burocrazia macchinosa del sistema di certificazione del biologico italiano".

“Ci chiediamo – conclude  nel comunicato Paolo Carnemolla presidente di Federbio - che senso abbiano avuto la riforma del Corpo Forestale e la costituzione di un nuovo Comando presso l’arma dei Carabinieri, che comprende anche le competenze del Nucleo antifrodi operante presso il MiPAAF, se questa che è la più grande e qualificata forza di polizia ambientale e agroalimentare in Europa non viene utilizzata a tutela di un settore strategico per ambiente e agroalimentare come il biologico. Una scelta che agevolerebbe anche un maggiore coinvolgimento delle Regioni, altrimenti di fatto escluse dall’attività di vigilanza nel loro territorio.”

“Siamo preoccupati per la tenuta del settore biologico in Italia e per la sua competitività in ambito internazionale”: così esordisce invece il commento del CCPB-Consorzio per il controllo dei prodotti biologici. “Aspettavamo questo testo - continua- ma dopo averlo letto sappiamo che i miglioramenti promessi non ci saranno: il settore del biologico perderà competitività, sarà rallentato e il lavoro di noi organismi di certificazione sarà inutilmente complicato. Tutto questo senza aggiungere alcuna garanzia per i consumatori”.

Dopo avere presentato i principali punti critici il CCPB conclude: Abbiamo due auspici. Il primo è che le Regioni e le Commissioni Agricoltura di Camera e Senato, che entro febbraio 2018 dovranno esaminare il provvedimento, possano proporre le modifiche al testo adeguate a un settore che negli ultimi anni ha ottenuto successi importanti. Il secondo è che prima di emanare tali provvedimenti ci sia una maggiore concertazione attraverso il coinvolgimento di operatori di settore e associazioni di categoria che lavorano nel biologico”.

«Un intervento atteso e necessario, ma che appare come il risultato di una volontà di trovare in gran fretta e in maniera sommaria la soluzione ad un problema reale, quale quello dei controlli sull’agricoltura biologica». Questo il giudizio espresso dall’Alleanza delle cooperative e riportato in un articolo dell’Informatore agrario.

«La normativa vigente nel nostro Paese è datata 1995 – spiega nell’articolo Andrea Bertoldi coordinatore del settore biologico dell’Alleanza – e quindi è sicuramente positivo che il Governo abbia provveduto ad aggiornare le disposizioni in materia di controlli e sanzioni. Resta il fatto tuttavia che, a nostro avviso, è stata l’onda emotiva e il clamore suscitato da alcune trasmissioni televisive a portare alla scrittura di un testo che avrebbe meritato, per l’ampiezza e la complessità degli aspetti trattati, una maggiore, più adeguata e opportuna  concertazione con gli operatori del settore».

«La volontà di tutelare il più possibile i consumatori e di scongiurare l’insorgere di futuri episodi che porterebbero discredito al comparto – conclude Bertoldi – ha portato alla scrittura di un testo che a nostro avviso è  migliorabile in più punti, come ad esempio nella parte riguardante la vigilanza sugli organismi di controllo e in quelle disposizioni dove a non essere tutelati sono gli operatori del comparto. Alcuni aspetti tecnici del decreto approvato, infine, hanno il limite di non essere perfettamente armonizzati con la normativa comunitaria».

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