Cosa mangiano gli italiani?

Più di 7 famiglie su 10 comprano biologico, diminuisce il consumo di carne e aumentano i 'veg'. Queste alcune delle risposte che, usando fonti diverse, sono presentate in un articolo dell’Agenzia Adnkronos

Il 2016 sulla tavola degli italiani è stato l'anno dell'agroalimentare biologico, di qualità, certificato. E i consumatori hanno dimostrato una sensibilità e un'attenzione crescenti rispetto a ciò che mettono nel piatto. Esordisce così un articolo dell’Agenzia Adnkronos che, utilizzando fonti diverse, analizza i cambiamneti nelle abitudini alimentari degli italiani intervenute nel corso nel 2016.
Nell'anno appena trascorso – procede l’articolo citando i dati dell’Osservatorio Sana-Ice 2016 “Tutti i numeri del Bio” - più di 7 famiglie su 10 (circa 18 milioni di nuclei familiari) hanno acquistato almeno un prodotto biologico e ad essere in crescita sono tutti gli indicatori più importanti della filiera italiana del biologico: superfici (+7,5% rispetto al 2014), operatori (+8,2%) e vendite (+15%).
E cresce la spesa destinata al bio che rappresenta il 3,1% del totale della spesa alimentare (contro l’1,9 % di tre anni fa). Chi prova bio, rileva il rapporto, si affeziona facilmente: il 90% dei consumatori ha iniziato ad acquistare questi prodotti almeno 2-3 anni fa; il 25% ne consuma con grande regolarità (ogni giorno o quasi) o almeno una volta alla settimana (43%).
Nella top ten degli alimenti acquistati dalle famiglie l’ortofrutta fresca occupa la prima posizione (74% delle famiglie l’ha acquistata almeno una volta) a seguire l’olio extra vergine d’oliva (62%), uova (53%), miele (45%), confetture e marmellate (45%), formaggi freschi (44%), yogurt/burro (41%), riso e pasta (41%).
Crescita del 'bio' confermata anche da AssoBio: nel 2015, il campione di 18 imprese associate e monitorate ogni tre mesi ha fatturato (a prezzi all’ingrosso) 594 milioni di euro di prodotti biologici, contro i 485 milioni di euro del 2014, con una crescita del 22,4%. Nei primi tre trimestri del 2016, il fatturato del campione dei soci AssoBio ha già raggiunto quota 493 milioni, superando in soli nove mesi le vendite dell’intero 2014.
Continua l’andamento fortemente positivo della grande distribuzione, alla quale nei primi 9 mesi del 2016 il campione di aziende AssoBio ha fornito 104 milioni di euro in prodotti biologici, contro i 115 dell’intero 2015.
Bio ma non solo: l’Italia continua a detenere il primato dei riconoscimenti europei delle denominazioni di origine. La conferma arriva dall'Istat: i prodotti agroalimentari di qualità, al 31 dicembre 2015, sono 278 (9 in più rispetto al 2014); tra questi, quelli attivi sono 266. Tra il 2005 e il 2015, le specialità Dop, Igp e Stg con certificazione Ue passano da 154 a 278.
I settori con il maggior numero di prodotti Dop, Igp e Stg sono gli ortofrutticoli e cereali (106 prodotti), i formaggi (51), gli oli extravergine di oliva (43) e le preparazioni di carni (40). Le carni fresche e gli altri settori comprendono, rispettivamente, 5 e 33 specialità.
Dal punto di vista dei consumi alimentari è in atto un'altra trasformazione. Se, guardando ai dati forniti dall'Ufficio studi Coop, nel decennio 1991-2000 gli italiani consumavano 87,1 chili pro capite di carne - picco più alto da sempre - nel 2016 questo valore è sceso a 80,7 chili e sta lentamente regredendo.
Discorso a parte, invece, per il pesce di cui l’Italia è tra i primi 5 consumatori mondiali, terzo in Europa dopo la Spagna e Francia con 20 Kg pro capite all’anno. Però, sottolinea il Wwf, delle oltre 1.200.000 tonnellate di pesce consumate all’anno nel nostro Paese, ben 900.000 sono importate da tutto il mondo, soprattutto da Paesi in via di sviluppo.
In altre parole, i consumatori italiani ogni giorno mettono in tavola cozze cilene, calamari argentini, gamberi tropicali, gamberetti boreali, naselli senegalesi, pesci gatto vietnamiti, merluzzi dell’Alaska.
Per tornare ai dati dell'Ufficio studi Coop, il 49% degli italiani in futuro si immagina vegetariano o vegano, mentre le preoccupazioni e le maggiori paure sul cibo derivano dalla manipolazione e dall’inquinamento ambientale.
C'è dunque un cambiamento in atto nelle abitudini alimentari degli italiani e a dimostrarlo ci sono anche i dati del Rapporto Eurispes 2016 che indica l’8% della popolazione nazionale vegetariana o vegana, con un +2,2% di chi sceglie di mangiare Veg, circa 1.500.000 persone in più rispetto all’anno precedente.
Questo gran numero di persone è parte integrante del mercato, tanto che l’offerta di prodotti e menu dedicati è sensibilmente aumentata e oggi riempie gli scaffali di ogni supermercato.

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