Uova e benessere

Chi ha paura dell’uovo?

Di Luca Speciani

Non più di due uova a settimana! È il mantra che ci sentiamo ripetere da anni, senza sapere il perché e che cosa la scienza, quella vera, quella che produce dati e ricerche, dice in proposito. Sfatiamo questo falso mito…

Qualche tempo fa è venuta alla ribalta la storia di nonna Emma, un’arzilla vecchiettina di Verbania dell’età di ben 116 anni. All’epoca era la seconda donna più anziana al mondo. Quando i giornalisti le hanno chiesto quale fosse il suo segreto, ha risposto senza esitare che fin da bambina mangiava a colazione la bellezza di tre uova, ogni giorno. In effetti, ammetteva poi, da un paio d’anni (dunque dai 114) era scesa a due. Sebbene sia evidente il fatto che non esistano ricette magiche per vivere 120 anni se non si è supportati da una buona genetica, da una vita serena e dall’abitudine a tanto esercizio fisico, il fatto delle tre uova quotidiane consumate per più di cent’anni ha colpito tutti coloro che, scimmiottando l’indocumentato scopiazzare di giornali e riviste femminili, per decenni hanno ripetuto l’erronea regola del “mai più di due uova a settimana”.

Se lo dicono tutti…

Poiché spesso prescrivo, a pazienti in sovrappeso o dal metabolismo rallentato da digiuni e diete ipocaloriche, il consumo di 1-2 uova quotidiane a colazione, ottengo spesso una reazione di imbarazzo: “Ma come, dottore, ma se lo sanno tutti… mai più di due uova a settimana!”, mi dicono. Ed io rispondo: tutti chi? Dicono chi? E invito cortesemente, vedendoli vacillare, a chiedere a chi ripete ancora questa insulsa chiacchiera di produrre anche un solo lavoro scientifico che la supporti. Lì, di solito, mi segnalano i miei pazienti, casca l’asino. E l’inconsistenza della credenza diventa immediatamente palese. I lavori scientifici disponibili, infatti, documentano l’esatto contrario di quanto temuto. Assumere uova con regolarità non alza ma abbassa il colesterolo totale, aumentando quello cosiddetto “buono”, ovvero protettivo per le arterie.

La ricerca parla chiaro

Esistono numerosi lavori, anche non recenti, che documentano l’innocuità dell’uovo. Già dal 2000 DJ McNamara, sul J Am Coll Nutr metteva in dubbio l’affermazione che un alto consumo di uova potesse aumentare il rischio cardiovascolare: di fatto lo diminuiva. Di fronte a questi lavori scientifici non ce n’è uno che documenti la pericolosità delle uova nei confronti del rischio cardiovascolare (basta digitare “egg, cholesterol” su un database scientifico). E allora? Quanto tempo ci vuole perché una bugia venga smascherata? Forse ci sono troppi interessi commerciali affinché la verità venga a galla! In queste situazioni mi diverto a chiedere ai pazienti che sono stati “sgridati” per aver mangiato troppe uova di ricevere indicazione sul numero di biscotti industriali concessi in alternativa. Poiché un biscotto industriale è di solito composto da zucchero, farina 00 e olio di palma o grassi idrogenati, la risposta di un nutrizionista informato dovrebbe essere “zero”. Invece, i più lasciano correre sui 100 grammi quotidiani di quel cibo spazzatura, incattivendosi sulle uova. Perché?

Pressioni industriali

La spiegazione passa dalla comprensione del meccanismo perverso che negli ultimi 35 anni ha portato l’industria del farmaco, al solo scopo di incrementare la vendita delle statine anti colesterolo, a far identificare il più grande nemico del cuore nel colesterolo stesso. Il dato è falso: la scienza anche qui ci insegna che la riduzione del danno cardiovascolare è minima se si riduce il colesterolo, mentre contestualmente si alza la mortalità per tutte le cause Ben più gravi fattori di rischio sono il diabete, l’ipertensione, l’obesità, la sedentarietà, il fumo. Ma tant’è: una cosa falsa, a ripeterla un sufficiente numero di volte, diventa vera nell’immaginario collettivo. Se poi dietro una bugia ci sono i tromboni del marketing di una potente lobby, si può immaginare quanto sia difficile ristabilire la verità scientifica.

Perché le uova non sono un problema

La bugia si sostiene su fragili gambette: poiché l’uovo contiene tanto colesterolo, è pensabile che mangiandolo il colesterolo salga. Ma la scienza non si basa su ciò che è o non è pensabile. La scienza richiede documentazione. E i ricercatori hanno dovuto prendere atto del fatto che l’assunzione di uova non solo non alza il colesterolo totale, ma anzi lo abbassa lievemente. Il motivo biochimico sta nel fatto che il più potente inibitore di un enzima (l’HMG-CoA reduttasi) fondamentale per la sintesi del colesterolo, è il colesterolo stesso. Il che significa che se assumo una molecola di colesterolo, la cellula se ne accorge e blocca la sintesi di una molecola che stava producendo. Come avviene in moltissimi altri sistemi biologici con controllo retroattivo. Ci si poteva arrivare per deduzione, ma la conferma è arrivata dalla ricerca. E quando qualcuno dice che vanno consumate poche uova, per favore, chiedetegli perché. Se vi risponde: perché contengono tanto colesterolo, invitatelo a informarsi meglio, la letteratura in proposito è facilmente accessibile.

Quando il colesterolo è nostro amico

La paura del colesterolo non ha basi scientifiche. Ci è stata “suggerita” dall’industria farmaceutica al preciso scopo di incrementare le vendite di farmaci in grado di abbassarlo. Che infatti sono i farmaci in assoluto più venduti al mondo, nonostante i ridottissimi vantaggi clinici che producono e gli importanti effetti collaterali indotti. L’abbassamento del colesterolo, infatti, sia ottenuto con farmaci che, paradossalmente, con la sola dieta, aumenta in modo importante la mortalità per tutte le cause (si veda la recente metanalisi su BMJ di U Ravnskov et al. del giugno 2016: aumento della mortalità per tutte le cause del 20% per riduzioni colesterolo medie del 13%). Come si può spiegare questo? Indubbiamente il colesterolo è una molecola molto importante per il nostro organismo, precursore di fondamentali molecole biologiche. Dal colesterolo si ottiene il testosterone, gli estrogeni, gli altri steroidi sessuali. Si ottengono poi gli steroidi anabolizzanti (massa muscolare), la vitamina D (osteoporosi), il coenzima Q10 (funzionalità mitocondriale), alcuni componenti della bile (digestione), le guaine mieliniche (sistema nervoso). Non stupisce dunque il fatto che una riduzione artificiale del colesterolo possa fare di gran lunga più danno rispetto a una sua abbondanza. Che è esattamente ciò che la scienza ci dice.

 

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