Bergamasca: in cinque anni i produttori bio sono triplicati arrivando agli oltre 200 attuali


Partito un po’ a rilento sia rispetto ad altri territori italiani che alle altre province lombarde, il movimento del biologico nella provincia di Bergamo ha accelerato dal 2010

Negli ultimi cinque anni - gli ultimi dati disponibili sono riferiti al 2015 - l’incremento dei produttori agricoli e degli artigiani certificati bio o in attesa di esserlo presenti sul nostro territorio – si legge in un articolo sull’Eco di Bergamo - è salito esponenzialmente facendo registrare numeri da record, praticamente triplicando nel quinquennio, da 75 quali erano nel 2010 agli oltre 200 attuali (più 266%).
La conferma arriva dall’analisi pubblicata sull’ultimo numero della nostra rivista green, «eco.bergamo».
L’agricoltura biologica non li bandisce del tutto i prodotti chimici ma ammette solo quelli presenti in natura escludendo invece tutti i prodotti di sintesi, dai diserbanti ai fertilizzanti, dagli insetticidi ai concimi.
Dopo le colture foraggere, comprensibilmente ai vertici della catena biologica in quanto a superficie occupata con circa 12 mila ettari in tutta la Lombardia, negli ultimissimi anni il settore più dinamico in fatto di produzione biologica è quello vitivinicolo (più di 2 mila ettari).
Nella Bergamasca, dove ormai le cantine certificate sono una decina e altre stanno per aggiungersi terminato il periodo di conversione, qualcuno si dedicato alla professione di vignaiolo proprio con la filosofia bio già cucita addosso.
Tra questi Carlo Ravasio, titolare dell’azienda vitivinicola Sant’Egidio a Fontanella di Sotto il Monte. I vigneti sopra l’Abbazia nota anche per avere dato ospitalità a Padre David Maria Turoldo sono uno spettacolo. «Così li coltivava mio padre e prima ancora mio nonno: due, massimo tre trattamenti all’anno solo con rame e zolfo (protezione solo di copertura, nessun assorbimento attraverso l’apparato radicale, ndr). Quando ho pensato di recuperare il vigneto non ho avuto alcun dubbio, l’approccio doveva essere il medesimo pensando innanzitutto alla salute, di chi lavora la vigna e di chi beve il vino ce ne deriva. Trovato il giusto equilibrio, il terreno si è ripopolato di insetti e di specie vegetali. Per me è un chiaro segnale di salute e di armonia: in cantina ce la mettiamo tutta per trasferite questi valori dentro al vino».
Dal vino al formaggio: ecco in Val Taleggio un’azienda un’unica nel panorama delle produzioni casearie. Dopo essere stata pioniera nella stagionatura di formaggi ottenuti da latte biologico, da CasArrigoni escono ora, unici in Italia, dei Dop (Taleggio e Gorgonzola) che si avvalgono anche dell’attestato biodinamico. «Abbiamo stipulato un accordo con una stalla della Bassa – dice Alvaro Ravasio – e con un caseificio che garantisce l’intera filiera così come facciamo noi per il necessario periodo di affinamento. Il mercato risponde alla grande, ma soprattutto all’estero dove, bisogna dirlo, l’attenzione a questi temi ed i generale alla qualità è superiore».
Lo conferma Gigi Gamba che nell’omonimo salumificio di Villa d’Almè produce salumi bio totalmente privi di nitrati e nitriti. «Una maggiore consapevolezza c’è, ma il consumatore medio italiano non ha ancora metabolizzato una profonda e diffusa cultura bio. Nel nostro piccolo, comunque all’avanguardia, stiamo lavorando per dare sempre il meglio: per assicurarci la materia prima più buona abbiamo stabilito degli accordi con gli allevatori che offrono le migliori garanzie».

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