Cibo e bambini
Assaggiare con gli occhi


Quante volte di fronte a un piatto, senza neanche avvicinarsi, i bambini dicono non mi piace! Dando inizio a un vero e proprio braccio di ferro con i genitori? Spesso dietro a questo atteggiamento si nascondono ragioni profonde. Cerchiamo di capire come aiutarli

È raro che i bambini si aprano con fiducia alla scoperta del cibo. Diffidenti e selettivi, si comportano con i nuovi alimenti come di fronte a un animale feroce. Avvicinarsi e tentare di accarezzarlo oppure stare indietro perché può mordere? Assaggiare o non assaggiare? Con i sensi all’erta, pronti a cogliere ogni segnale, la cautela impone loro di esplorare i piatti a distanza di sicurezza, scegliendo con cura i sensi più adatti a questo scopo. Per prima viene la viene la vista, con la quale non si corre alcun pericolo, poi l’olfatto, che fornisce informazioni preziose sul sapore ma che può generare anche sensazioni fastidiose, infine il tatto, ovvero il contatto diretto, attraverso il quale si scoprono la temperatura e la consistenza del boccone. E il gusto? Non averlo elencato non è una svista: anche se è difficile da credere, nell’infanzia il gusto ha un ruolo quasi secondario perché non è stato ancora “educato”, cioè non ha ancora imparato a discernere.

Dolce, il gusto più amato

Nell’essere umano la percezione di ciò che è “buono” e di ciò che è “cattivo” dipende da un insieme di fattori culturali: nell’arco dell’infanzia il gusto si sintonizza su quello della famiglia, sulle usanze della società nella quale cresciamo, sulle risorse del nostro territorio e si modifica in base al valore affettivo che attribuiamo ai singoli piatti. L’unico gusto che ci accomuna tutti fin da piccoli è la predilezione per i cibi dolci perché dolce è il sapore del latte.

Bianco: il colore che rassicura

Il latte non è solo dolce, è soprattutto bianco. Ecco allora che nella mente del bambino quel colore si associa a tre caratteristiche importanti: bianco è sinonimo di buono, rassicurante, nutriente. “In bianco”, poi, è il cibo del bambino malato, condito di coccole e attenzioni. Infine, il bianco è anche un non-colore, un campo pulito e immacolato, una pagina non scritta, dove è facile identificare subito la presenza di eventuali altri ingredienti: il bianco non fa paura perché non contiene nulla d’ignoto. In sintesi, il bianco è il colore del comfort food infantile, quello che il bambino può cercare quando non sta bene, quando vuole sentirsi accudito e sicuro, quando si rintana nel desiderio di essere ancora piccolo, quando segnala di non sentirsi pronto per affrontare una difficoltà. Se i bambini chiedono insistentemente solo cibo bianco, forzarli a mangiare altro non è una buona soluzione. Utile, invece, è rispettare quel desiderio e accompagnarli a piccoli passi ad abbandonare questa rigidità. Come? Per esempio cucinando insieme e punteggiando il bianco con accenni di colore: pezzi di fragola (o marmellata) nello yogurt, qualche pisellino o dadino di carota nella pasta on bianco e così via. Parallelamente, si può cercare di aprire il ventaglio alimentare della famiglia sperimentando nuove ricette bianche. A piccoli passi e sentendosi rispettati nei propri bisogni, i bambini saranno più propensi ad assaggiare qualcosa di nuovo.

Le tinte più appetitose…

I bambini hanno una predilezione per i colori chiari e per quelli vivaci, sui quali vale la pena puntare per stimolare il consumo di frutta e verdura. Dadini di frutta fresca da tuffare nello yogurt o nel gelato, macedonie, ortaggi colorati nel riso, nella pasta o sulla pizza: l’importante è scegliere alimenti che i bimbi già conoscono e gradiscono e, su questi, aggiungere vegetali colorati. Lo stesso discorso vale per le bevande: smoothies e centrifugati sono particolarmente apprezzati se gialli, arancioni, rossi, bianchi o verdi chiari. Anche in questo caso, la strategia migliore non è mai quella delle “verdure nascoste” ma, al contrario, del coinvolgimento diretto dei bambini nella preparazione, affinché si sentono parte attiva del proprio pasto.

… e quelle che spaventano

Sebbene alcuni bambini non amino le carote e altri detestino i piselli, ci sono colori che mettono tutti d’accordo: marrone, verde scuro e nero non piacciono a nessuno. Riflettendo sulle preferenze, ci si accorge però che i colori che i bambini gradiscono sono in genere quelli che vediamo sulle piante sane e su i frutti freschi mentre quelli che vengono rifiutati sono gli stessi che, in natura, si associano alle piante vecchie e malate, ai frutti che hanno superato il giusto grado di crescita e di maturazione o dove ci sono parassiti o corpi estranei. Questa diffidenza dei bambini, dunque, potrebbe essere un interessante meccanismo di autodifesa, che scomparirà a mano a mano che si approfondirà la conoscenza degli alimenti. Ciò, naturalmente, non significa che i bambini non possano abbandonare il pane bianco a favore dell’integrale o del multicereale; significa solo che un po’ di resistenza è da mettere in conto.

Le parole “giuste”

I bambini sono affascinati dalle parole e questo è un motivo in più per usarle in modo appropriato e stimolante in cucina. Sarà divertente notare che l’va bianca è verde, l’uva nera è viola e la pasta in bianco, a ben guardare, non è mai proprio bianca. La piacevole esperienza del colore può contribuire a destare curiosità anche verso i piatti più difficili: un conto è dire “prepariamo il minestrone”, un altro è proporre di fare “i coriandoli di verdura”. Se, una volta cotto, il minestrone causa diffidenza (questo accade perché i colori si confondono), si può provare passarlo: quando il colore è uniforme, l’alimento è più riconoscibile e il bambino è più disposto ad assaggiare. Se le resistenze continuano, è tempo di sperimentare zuppe di colori diversi, sostituendo gli ortaggi più scuri con ingredienti chiari.

Come vivacizzare i piatti

I bambini si siedono più volentieri a tavola se il clima è sereno e allegro e sicuramente i colori degli alimenti possono contribuire a trasmettere queste sensazioni se sono espressione di amore e di cura del quotidiano. Per colorare i piatti basta sperimentare un po’: il purè può diventare arancione con l’aggiunta di una carota o di lenticchie rosse, oppure verde chiaro se mescolato a una purea di piselli. Le foglie verdi delle rbe aromatiche possono decorare qualsiasi piatto. L’insalata può arricchirsi di strisce gialle (peperone) e viola (cavolo rosso).

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