Angela, debutto alla cioccolata


Angela Finocchiaro, noto volto della comicità italiana, ha iniziato il suo percorso artistico ricoperta dal mitico cibo degli dei in un famoso film di Nichetti…il cibo come fonte di piacere dunque, una scoperta nella sua vita reale conquistata a fatica, in età adulta: da un set a un altro, da una tournée a un’altra, da una città a un’altra, da un piatto a un altro…

Sdraiata pancia sotto, su di un tavolo da cucina, ovviamente in abiti adamitici, e con tutta la parte posteriore completamente spalmata di cioccolata…difficile dimenticare Angela Finocchiaro in quella scena di Volere Volare di e con Maurizio Nichetti.
Di ruoli ne ha interpretati tantissimi: a teatro, al cinema e alla televisione, ma quello del cioccolato rimane un unicum!

Non mi dirai che era cioccolata vera?

Altre che vera, era verissima, e preparata da un eccellente pasticcere. È stato bellissimo lasciarsi invadere dal suo calore e avvolgere dal suo profumo. Poi però quando ho dovuto farmi la doccia è stata una tragedia, un po’ perché mi dispiaceva separarmi da quella goduria, un po’ perché l’acqua continuava a scorrere irrimediabilmente marrone…fiumi di cioccalata sprecati e duri da levare.

A parte quando te lo cospargono sulla schiena, per te il cibo è fonte di piacere?

Ora sì, ma è stata una conquista dura!!! Da piccola per me mangiare era una fatica, una noia, un supplizio e un obbligo. Perché ero magra…uh “come si magra”, cioè, pensavo io, vogliono dirmi che sono malata. Malata perché sono magra. E sono magra perché non mangio. E alloora devo mangiare sennò divento sempre più magra e mi ammalo. Insomma, un circolo vizioso da cui non ne uscivi viva. I miei erano un po’ rigidi sul cibo, miente patatine, pizzette, coca.cola e pasticci in genere, il che non sarebbe sbagliato, ma anche c’era poca varietà, non so bene per quale motivo. Fatto sta che mangiare era proprio l’ultimo dei miei interessi e viste le minime 3-4 volte al giorno che devo farlo, capisci bene che tormentone costituisse per me.
Ma la cioccolata, nulla accade mai per caso, mi è sempre piaciuta, anzi, era l’unica mia libidine alimentare, che mi facevo da me, talmente carica di cacao e zucchero da essere densa. Appena alzata ero in lotta l’universo mondo e quella tazza di poltiglia scura che mi scendeva giù nei meandri delle viscere mi riconciliava con esso, bagno caldo e cioccolata, e poi affrontavo la giornata.

E quando è avvenuta la svolta?

Credo di aver iniziato a godere del cibo verso i trent’anni. Piano piano, soprattutto nelle tournée, si è fatta strada la voglia di andare a scovare trattorie e ristoranti. Mi è nata la curiosità di assaggiare cose nuove, di provare altri sapori, mentre prima di curiosità non ce n’era proprio. In particolare un amico, Ruggero Cara, regista e attore, è stato importante per insegnarmi questo: centellinava quel che aveva nel piatto, se lo gustava, lo assaporava a lungo e poi ci abbinava sempre il vino giusto. Ero affascinata da quell’approccio così diverso dal mio e mi sono detta, ohibò, ma allora mangiare è bello, perché io no? Si, credo proprio di aver imparato il piacere del cibo per osmosi.

Sei stata fortunata e anche brava, perché quando non c’è un buon rapporto con l’alimentazione possono anche insorgere problemi, disturbi alimentari, ossessioni e senza arrivare a questo è comunque un peccato perdersi una fetta così bella della vita, un piacere così naturale.

Si, infatti sto molto attenta a non riproporre ai miei bambini il modello alimentare della mia infanzia. Non sono certo una cuoca provetta e non ho una grande dimestichezza nel creare nuovi abbinamenti o nell’inventarmi ricette, ma mi piace stare in cucina anche con loro e cerco di coinvolgerli. Piuttosto io sono un po’ in ansia perché spaventata da tutto questo bombardamento di quel che fa male, di quel che non si può mangiare, e va a finire che spesso riduco la varietà dei loro menu proprio per paura di incappare in roba non salutare. La vedi questa lente?

Sì, in effetti mi ero domandata, ma che ci fa Angela con codesta lente appesa al collo a mo’ di occhialino?

Appunto, la funzione è proprio quella: mi serve per leggere le etichette, che sono scritte piccolissime e io, che non ho nessuna intenzione di farmi fregare, leggo tutto, e spesso quando metto nel carrello qualcosa di nuovo, magari anche sotto richiesta dei bambini, poi lo prendo e scorro bene tutta la fila di ingredienti che non finisce più, con sigle, paroloni e parolacce sconosciuti e poco rassicuranti, e poi rimetto sullo scaffale.

Sei proprio un fenomeno… ma sai quante volte noi raccomandiamo di leggere le etichette? Probabilmente se più persone facessero come te a un certo punto i produttori, punti sul business, cambierebbero rotta.

Ma guarda che non vorrei passare per maniaca, perché non voglio che i miei figli crescano in crisi di astinenza. Non credo che uno sgarro una volta ogni tanto crei problemi, anche se sono convinta che una sana alimentazione sia veramente un pilastro fondamentale per la salute. Poi mi sono anche accorta che una volta instaurata l’abitudine a cibi genuini, anche se i bimbi vengono colti dall’attacco di voglia per un cibo di moda, poi passa subito, molto peggio adottare linee intransigenti. Così ad esempio cerco di comprare biologico, oltre che seguire la stagionalità di frutta e verdura, ma se il bio non lo trovo non ne faccio certo una tragedia. Penso anche sia molto importante il momento conviviale e rituale del pranzo, la bellezza di preparare anche una bella tavola, curata, di stare insieme, di raccontarsi e di stare ad ascoltare.

Visto che siamo passati a un aspetto più simbolico del cibo, cucinare, dar da mangiare, lo senti come un atto d’amore?

Direi di sì. soprattutto verso i bambini: cucinare per loro vuol dire proteggerli, come si diceva prima, farli crescere sani. Ricordo come uno dei periodi più perfetti, nel senso di completi, della mia vita quando li allattavo: il cerchio si chiudeva, ci bastavamo ed era bellissimo.
E poi, se vogliamo parlare di cibo e seduzione, sì, credo che mangiare insieme possa essere molto sensuale. Ricordo in particolare un pranzo giapponese, il mio primo, sorseggiando sakè e gustando pesce crudo:  la persona con cui mi trovavo non mi interessava nemmeno poi più di tanto ma l’atmosfera che si era creata grazie al cibo era veramente magica. E per una che è stata convinta fino ai trent’anni che “cibo è brutto”, questo abbandono al cibo non era poi così scontato!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here