Ancora rinviata la decisione sul mais geneticamente modificato


L’Italia ribadisce il suo no alla coltivazione degli Ogm ma la decisione torna alla Commissione perché nel Consiglio non è emersa una maggioranza sufficiente né a favore né contro

L’annosa questione dell’autorizzazione del mais gm Pioneer 1507 – ricorda in un comunicato stampa Slow Food - è tornata sul tavolo europeo dopo lo stallo del 2009, quando gli stati membri, chiamati per la prima volta ad esprimersi, non raggiunsero la maggioranza qualificata necessaria per procedere. Nemmeno oggi, con 19 intenzioni di voto contrarie, 5 favorevoli e 4 astensioni, è emersa la maggioranza sufficiente per autorizzare o meno la coltivazione di questo mais, il che porterà a un nuovo stallo. Dopo la “non decisione” del Consiglio, la palla torna alla Commissione, che avrebbe un obbligo legale di autorizzare il mais 1507, dopo la sentenza della Corte di giustizia Ue di fine settembre che l'ha accusata di averne ritardato l'approvazione. La Pioneer, infatti, ne aveva fatto richiesta 12 anni fa, e l'Efsa aveva già dato sei pareri favorevoli.
“La votazione apre comunque scenari interessanti dal punto di vista politico e giuridico perché – commenta Roberto Burdese, presidente di Slow Food - se la Commissione, che di fatto ha la responsabilità di assumere una decisione finale, ignorerà l’opinione pubblica e il parere del Parlamento e della maggioranza del Consiglio, sapremo perlomeno di trovarci di fronte a una contraddizione senza precedenti”.
“Esprimere il nostro ‘no’ – conclude Burdese - è stato fondamentale soprattutto in vista del semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea, che comincia il 1 luglio prossimo, in cui potremo lavorare per cercare di modificare la normativa vigente e dare così agli stati membri la possibilità di scegliere se coltivare o meno Ogm sul loro territorio, valutando i rischi per la salute e per la biodiversità’.

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