Ancora nulla di fatto, se ne riparla l’anno prossimo

La riforma della legislazione comunitaria sul biologico è iniziata nel 2014. Meglio lasciare in vigore la normativa attuale piuttosto che introdurre elementi che potrebbero danneggiare le qualità del biologico, questa la posizione delle organizzazioni italiane

Nuovo stallo a Bruxelles sul regolamento per il biologico, ormai in discussione da due anni.
Anche nella riunione del 13 dicembre scorso non si è trovata la quadra – si legge in un articolo di Teatro Naturale - e tutto è stato rimandato all'anno nuovo. Il Consiglio dei Ministri agricoli ha deciso quindi di rinviare nuovamente il dossier ma la Commissione si sta spazientendo e potrebbe essere tentata di avviare l'iter legislativo per la sua proposta.
L’Esecutivo comunitario ha infatti manifestato la propria intenzione a non ritirare la proposta di riforma del Regolamento (CE) n. 834/2007 relativo alla produzione e etichettatura dei prodotti biologici nel corso del 2017.
La presidenza slovacca ha dovuto riconoscere che sarà necessario un "periodo di riflessione" prima di rimettere mano al dossier bio nel 2017:  "la presidenza ha informato il Consiglio - riferisce la nota ufficiale di Bruxelles - che, nonostante i considerevoli progressi fatti negli ultimi triloghi, nessun accordo potrà essere raggiunto entro la fine dell'anno. Questo a causa dell'impossibilità di trovare un compromesso relativamente a emissioni, deroghe alla raccolta dei dati, sementi e sostanze non autorizzate".

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Nel merito di questa vicenda – si legge in un comunicato stampa - la discussione interna agli organi dell'Associazione nazionale dei produttori biologici-Anabio e la sua organizzazione di riferimento, la Cia, è giunta a questa posizione: "E' sicuramente meglio lasciare in vigore la normativa attuale piuttosto che introdurre elementi che potrebbero danneggiare la filiera del biologico italiano. In particolare il tema dell'introduzione delle soglie di contaminazione non è mai stato affrontato nella logica che l'agricoltura biologica possa e debba assicurare ai cittadini garanzie di elevati standard qualitativi".

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“Se devono passare posizioni peggiorative e meno garanti per consumatori e produttori seri, l'opzione del nulla di fatto non solo è la meno dolorosa ma anche la base da cui ripartire per correggere le debolezze note, invece di convalidare un sistema ’quasi bio’”. E’ quanto dichiarato in un comunicato stampa da Vincenzo Vizioli, presidente di AIAB, alla vigilia del Consiglio dei Ministri agricoli, convinto del carattere peggiorativo, rispetto al presente, che avrebbe potuto avere l’approvazione di un nuovo Regolamento sul Biologico così come lo vorrebbero molti paesi europei, Germania e Olanda in testa.
Purtroppo l'occasione per fare veri cambiamenti è stata interpretata non come opportunità per avere maggiore chiarezza del sistema, cosa di cui oggi ci sarebbe grande bisogno, ma come possibilità per allentare alcuni cardini a favore dei paesi che commercializzano, e che non sono, per condizioni climatiche, grandi produttori. Tanto per fare alcuni esempi: la certificazione di gruppo, in cui AIAB ha sempre creduto come strumento per migliorare il sistema di controllo, è stata cassata e l’obbligo di equivalenza delle regole produttive e di controllo per i paesi terzi, fondamentale per tamponare le falle dell'importazione, è un’opzione ancora in bilico. Molti Paesi, Germania e Olanda in testa, stanno inoltre caldeggiando l’inserimento delle soglie di tolleranza di residui di prodotti non ammessi per non declassare prodotti inquinati da effetto deriva. E, cosa ancora più grave, gli stessi Paesi del Nord Europa caldeggiano l’introduzione delle coltivazioni fuori suolo (coltivazione in serra su bancali senza legame col suolo), un elemento che costituirebbe la negazione dei principi dell’agricoltura biologica. “AIAB, insieme a tutto il movimento del biologico - dice Vizioli – ha da sempre condiviso e sostenuto le posizioni che il nostro Ministero ha correttamente riportato in Europa e che sono state concordate nel Tavolo tecnico per l’agricoltura biologica del MiPAAF. Ci auguriamo che, come ha dichiarato anche il coordinatore del gruppo S&D della commissione agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro, l’Italia confermi in questi giorni di discussione in Europa la sua posizione di difesa di un settore, come quello del biologico, che non può permettersi di scendere a compromessi con le logiche di mercato”.

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