Alla scoperta del pianeta cibo


Quale stagione migliore della primavera per aiutare i bambini a scoprire, raccogliere, studiare e poi assaporare le verdure? Senza i soliti discorsi sulla sana alimentazione, ma con tanta voglia di divertirsi

Alcuni gusti sono innati, i cibi dolci e cremosi, per esempio, piacciono a tutti, altri no, vanno appresi ed è proprio in questo lungo percorso di apprendimento che talvolta i bambini si fermano: si arroccano su pochi cibi “sicuri” e rifiutano il resto. Di solito si tratta di una fase, di un momento di passaggio, che non deve allarmare. Se il “ventaglio alimentare” stato chiuso escludendo le verdure, la primavera è la stagione ideale per riaprirlo. La strategia vincente, ovviamente, non passa dal sotterfugio delle verdure nascoste o dall’imposizione autoritaria, che non fa altro che rafforzare il rifiuto, ma dalla capacità mostrata dall’adulto, il genitore in particolare, di riscoprire e guardare il cibo da un nuovo punto di vista: quello del bambino, con la sua innata curiosità verso natura e con la capacità di sorprendersi di fronte fenomeni apparentemente banali. In primavera tutto è nuovo, colorato, profumato e croccante, facile da trasformare in attività che impegnano la mente e le mani dei più piccoli, aiutandoli così a superare i pregiudizi.

Esploriamo la carota

Guardare il cibo con gli occhi dei bambini significa divertirsi a vedere gli elementi che stimolano i cinque sensi, senza aggiungere altre informazioni. La carota, per esempio, smette di essere “un alimento sano ricco di vitamine” e diventa un bastone arancione. Questo è il punto di partenza per l’esplorazione del bambino, che l’adulto può stimolare con qualche domanda, tipo: Com’è questo bastone? Possiamo spezzarlo? Lo tagliamo per il lungo? È fatto di righe, chiare e scure, tutte arancioni. Premiamo la parte tagliata su un foglio di carta da cucina? Esce il colore! Ora laviamo bene la carota, tagliamo bastoncino e facciamo finta che sia uno spazzolino. Passiamolo sui denti. Cosa sentiamo? È dolce? Proviamo a mordere. È morbido o croccante? Il passaggio successivo può essere la cottura, magari a vapore, per scoprire come cambia la consistenza. Poi si potrà frullare e infine condire, per svelare nuove trasformazioni, proprio come farebbe uno scienziato nella sua cucina-fucina. L’importante è limitarsi all’esplorazione, senza parlare di ciò che il bambino non può vedere, come appunto il contenuto nutrizionale. L’obiettivo, infatti, non è quello di “far mangiare”, ma di educare al giusto approccio verso il cibo, cioè di far nascere la curiosità e la voglia di conoscere. I più diffidenti potrebbero non assaggiare subito, ma dopo due o tre volte, il primo boccone è inevitabile.

Pulire le verdure, che divertimento!

Quando noi adulti guardiamo le verdure da pulire, non vediamo altro che una mansione da svolgere, immaginiamo il piatto da preparare o pensiamo al contenuto nutrizionale di quell’alimento. I bambini no. Loro vedono oggetti da toccare e con cui giocare. Ad esempio, mettiamo sul tavolo i piselli da pulire e mostriamo loro che ogni baccello è uno scrigno pieno di perle preziose, verdi e dolci. Impariamo insieme ad aprirli, ascoltiamo il rumore del baccello che si apre e notiamo come, una volta aperto, somiglia a un insetto con le ali. Abbiamo in casa una lente d’ingrandimento? Usiamola per osservare meglio. E dentro cosa c’è? Assaggiamo i pisellini più piccoli e lasciamo ai bambini la libertà di fare lo stesso.

Tutti in gita

Per i bambini non è affatto scontato che la frutta, la verdura e le erbe aromatiche vengano dalla natura: devono vederlo con i loro occhi, imparare attraverso l’esperienza diretta. Oggi che il foraging, cioè la ricerca di cibo in natura, è diventato una moda, abbiamo tutti un amico che può aiutarci a riconoscere, per esempio, le cimette del luppolo, le foglie di tarassaco o l’ortica fresca, è divertentissimo raccoglierla con i guanti da cucina, da portare a casa per preparare torte salate, frittate, risotti o pasta ripiena.

Puntare su gusto e curiosità

Lo scopo dell’educazione alimentare non è “che i bambini mangino le verdure”, ma che lo facciano per il motivo giusto, cioè perché gli ortaggi sono il nostro principale punto di contatto con la natura, perché sono belli e buoni, perché sono indispensabili per la salute. Questa consapevolezza non si raggiunge prima dell’adolescenza, ma è importante gettare buone basi. Se mangiano le verdure per accontentare i genitori o perché temono un rimprovero, le loro sane abitudini poggiano su fondamenta di sabbia: non stanno apprezzando gli ortaggi, ma li usano come moneta di scambio, come un “prezzo da pagare” per il quieto vivere. In situazioni come queste non c’è apprendimento.

Gusti e disgusti, rispettarli senza giudicare

Il “non mi piace” del bambino ha poco a che vedere con il gusto. È piuttosto un “non mi fido”, che lui stesso non comprende e proprio per questo bisogna rispondere con un messaggio positivo. Sbagliamo se lo costringiamo a mangiare quello che non vuole, ma sbagliamo anche se “confermiamo” il rifiuto non offrendo più l’alimento sgradito, mettendogli addosso l’etichetta di “persona difficile”. Il primo assaggio avviene in genere quando ci si trova in un ambiente nuovo, per esempio durante un viaggio, una vacanza o un pranzo a casa di amici. I genitori dei bambini selettivi hanno sempre il timore che il bambino non mangi e quando vanno fuori casa si portano dietro le scorte di alimenti “sicuri”. Il bambino percepisce questo timore, nel quale vede confermata la sua difficoltà. Ai piccoli, invece, bisogna spiegare che i gusti si modificano, e che ciò che oggi non piace, domani piacerà. Si può dire in modo semplice: “Così come cambiano il tuo viso e il tuo corpo, vedrai che crescendo cambieranno anche le sensazioni nella bocca”. È un messaggio importante, che significa “ho fiducia in te, sei una persona in gamba e quando te la sentirai, ce la farai”.

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