Stop all'emicrania
Usa la testa contro il mal di testa


Per guarire dalla cefalea è necessario, come sempre, scoprirne le cause, senza accontentarsi di un banale “è ereditario”, e mettere in atto strategie, alimentari e non, per riportare l’equilibrio in tutto il corpo

Un gran numero di pazienti si rivolge al mio studio perché afflitto da cefalee di ogni genere e tipo. Non vi è un solo caso in cui queste persone non stiano assumendo farmaci vari. Spesso lo fanno da anni. E sempre sono insoddisfatti di quelli che usano. Molti sostengono che il beneficio è alquanto limitato, ma che non ne possono più fare a meno. Situazione ideale per i produttori: tutti malati e bisognosi di cure croniche. Esistono anche centri specializzati per le cefalee. Specializzati a cercare nuovi dosaggi, nuovi farmaci e nuove associazioni tra questi. Mai a cercare di risolvere le cause del problema. “Non ce l’aveva anche sua nonna? E allora vuol dire che è ereditario, e che non c’è altra via che quella farmacologica”, questa è una delle conclusioni a cui spesso si arriva, generando così enormi effetti collaterali e una grave dipendenza.

Lavorare sulle cause

Quale atteggiamento può e deve avere il medico in questi casi? Certo non deve fermarsi ai sintomi ma indagarne e possibilmente correggerne le cause. La cefalea è spesso la conseguenza di ipersensibilità vascolari che generano cicli di contrazione e decontrazione. Un vaso sanguigno infiammato è molto più sensibile a questa stimolazione. Ridurre l’infiammazione generale dell’organismo con un’attenta alimentazione può essere un primo obiettivo. Ma possiamo avere mal di testa per molti altri motivi: perché abbiamo digerito male, perché subiamo tensioni muscolari esagerate, perché abbiamo assunto tossine o veleni, perché siamo stressati, perché abbiamo la pressione alta, perché assumiamo troppi farmaci e il fegato e i reni non ce la fanno più o semplicemente perché nei giorni del ciclo mestruale ci sono grandi sbalzi ormonali. Lavorare sulle cause, invece che sui sintomi, richiede un impegno maggiore e anamnesi più lunghe e approfondite, ma può dare enormi soddisfazioni.

Ogni cefalea ha la sua cura

È molto importante che il paziente, se vuole guarire dalla cefalea che lo affligge da anni, capisca che la via della disintossicazione da farmaci passa anche attraverso un’indomita volontà di disintossicarsi. Se ad ogni minimo dolore sentiremo la necessità di intossicare fegato e reni con nuovi farmaci, la via della liberazione sarà ancora molto lontana. È fondamentale invece dimenticarsi dei farmaci per qualche mese (come hanno fatto i nostri nonni e bisnonni senza tutta questa chimica?) e andare a concentrarsi sulle cause. Un mal di testa muscolo tensivo, per esempio, andrà trattato con riposo, magnesio (che è un potente miorilassante), massaggi mirati o fisioterapia. Un mal di testa di origine digestiva, invece, richiederà masticazione lenta, assunzione di enzimi digestivi, relax post prandiale. La signora che ha mal di testa ad ogni ciclo mestruale dovrà, invece, riequilibrare i propri sbalzi ormonali con modifiche allo stile di vita, corretta alimentazione e magari utilizzando un integratore di inositolo (sostanza essenziale in parte assunta con il cibo in parte sintetizzata dall’organismo). Rimedi quindi completamente diversi, e inefficaci se applicati al mal di testa non adeguato. Ma se il medico non interroga il paziente, non cerca di capire quale sia la causa del problema, non potrà fare altro che prescrivere un farmaco soppressivo, condannando così il paziente alla cronicizzazione del problema e alla dipendenza farmacologica.

Rotazioni alimentari per “scaricare” il corpo

Un fattore fondamentale in grado di aggravare e prolungare ogni tipo di mal di testa è l’infiammazione cronica. Un individuo infiammato è più sensibile a ogni tipo di dolore, e il mal di testa non fa eccezione. Un sistema semplice ed efficace per ridurre l’infiammazione è quello di seguire una dieta a basso carico glicemico (che elimini quindi zucchero, edulcoranti e farine raffinate) e che preveda rotazioni sui gruppi alimentari con allergeni simili, ad alto potere infiammatorio, come ad esempio i latticini, il glutine, i lievitati, il nichel. Potrà sembrare troppo semplice, ma alleggerire il sovraccarico di allergeni “disturbanti” per 4-5 giorni alla settimana può ridurre grandemente i sintomi di una cefalea apparentemente resistente a tutto. Non ce ne accorgiamo, ma ogni giorno mangiamo gli stessi alimenti potenzialmente allergizzanti: latte, glutine, lievitati, anche 4-5 volte nella stessa giornata, dal latte e biscotti della colazione, alla focaccina di mezza mattina, dalla pasta col parmigiano del pranzo al panino-toast del pomeriggio. E il nostro organismo finisce per vedere questi alimenti come nemici, innescando una reazione infiammatoria. Un controllo razionale di tipo antinfiammatorio sulla nostra alimentazione può risparmiarci la necessità di una cura farmacologica, con il carico di effetti collaterali che quest’ultima si porta dietro.

Ciak si gira: analgesici in onda!

Sembra un’epidemia: non c’è individuo ormai che non tenga in tasca qualche pastiglia di analgesico da usare al bisogno, o - assurdo - da prestare ad amici e colleghi momentaneamente sprovvisti. Questo uso e abuso incredibile di principi attivi dai pesanti effetti collaterali (visibili a chiunque con un’attenta lettura del “bugiardino”) è poi stimolato da pubblicità martellanti in onda su ogni rete nazionale in cui individui di varia attitudine riescono a lavorare, produrre, avere una vita sociale, solo grazie all’uso di questi farmaci. Come è possibile che medicinali dai gravi effetti collaterali vengano incautamente pubblicizzati ad ogni ora del giorno su ogni rete? Non era vietato fare pubblicità ai farmaci etici, cioè prescrivibili solo dal medico? Infatti, lo è ancora, per fortuna. Ma qualche anno fa è stato fatto accettare il concetto che questi stessi farmaci, a dosaggio dimezzato, potessero essere venduti al banco. E i farmaci da banco possono essere tranquillamente pubblicizzati. Fatta la legge, trovato l’inganno. Esiste forse un divieto di raddoppiarsi la dose?

 

 

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