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Bacche di goji anche italiane

Fresh goji berries on wooden background

Entrate da diversi anni nella cucina occidentale, le bacche di goji sono piccoli scrigni di sostanze protettive. Oggi sono sul mercato anche fresche: che cosa le contraddistingue e come usarle in cucina

Da dove vengono le bacche di goji?

Le bacche di goji sono i frutti di una pianta proveniente dagli altopiani asiatici di Tibet, Cina e Mongolia dove si utilizzano da secoli per le proprietà nutraceutiche. La varietà più pregiata, e ricca di principi attivi, deriva dal genere Lycium barbarum. Il grande successo delle bacche nel mondo Occidentale ha portato oggi alla commercializzazione anche di varietà di qualità inferiore, in particolare quella ricavata dal Lycium chinense, per lo più proveniente dalla Cina.

Dove si producono in Italia?

Una sfida innovativa riguarda la “Fiera del goji italiano”. Nata nel 2015, raccoglie una rete di imprese impegnate nel settore del biologico in sud Italia. Coinvolge per ora Calabria, Basilicata, Puglia e Sicilia. Le bacche del goji italiano sono certificate biologiche e provengono esclusivamente dalla varietà Lycium barbarum. Si trovano fresche, da giugno a ottobre, e in forma di confettura e conserve. Hanno un gusto particolarmente aromatico e un’elevata concentrazione di sostanze attive.

Quali sono le caratteristiche nutritive?

Le bacche di goji sono i frutti conosciuti con il più alto potere antiossidante. Rappresentano una buona fonte di vitamine A, C, B1, B2, B3, calcio, potassio, ferro, zinco, manganese e altri oligoelementi. Forniscono, inoltre, numerosi principi attivi, fra cui la betaina e gli steroli vegetali che, insieme ai flavonoidi, hanno un ruolo nella regolazione dell’equilibrio dell’apparato cardiocircolatorio. Importante, inoltre, è il loro apporto di caroteni, in particolare luteina e licopeni, la cui efficace azione antiossidante è potenziata dalla cottura. Di particolare interesse sono poi quattro polisaccaridi chiamati LPB (Lycium Barbarum polysaccharides) che sembrano avere un effetto positivo sul sistema immunitario insieme all’acido ellagico, sostanza della famiglia dei polifenoli. Circa 25 g di bacche essiccate o 100 g di bacche fresche sono i quantitativi ottimali da consumare in un giorno. Attenzione: in caso di terapia con anticoagulanti, durante la gravidanza e l’allattamento è meglio chiedere un parere al proprio medico.

Come sceglierle?

Le bacche fresche certificate italiane, protette dal marchio bio, offrono una qualità unica garantendo totale assenza di additivi e risparmio di risorse ambientali, di conseguenza andrebbero preferite nella stagione estiva e autunnale. Possono anche essere essiccate in casa, con temperature inferiori ai 40 °C, per mantenerne il patrimonio enzimatico. Le migliori sono confezionate in materiali opachi, muniti di chiusura ermetica che le proteggono da luce e aria. Il colore è rosso vivace e il gusto è dolce, con una lieve nota amara. Bacche troppo piccole, rinsecchite, scure indicano qualità scadente.

Qual è il loro impegno in cucina?

Le bacche fresche si utilizzano completamente, compreso il picciolo, per preparare sorbetti, gelati, frullati, macedonie o in aggiunta ai fiocchi di cereali del mattino, eventualmente arricchite con miele. Possono anche essere abbinate a piatti salati, come pasta, insalate e verdure, cui donano aroma a colore. Quelle essiccate hanno impieghi analoghi e sono gradevoli al naturale, come spuntino per attenuare la fame, eventualmente integrate con mandorle o altra frutta oleosa.

Con la consulenza di Rosario Previtera responsabile Rete goji Italiano

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