Aboca e la filiera del tabacco biologico in Valtiberina


Un accordo con l'Organizzazione Nazionale del Tabacco per promuovere la conversione al biologico della tabacchicoltura. Fra gli obiettivi: ridurre l'inquinamento da pesticidi, compreso quello da deriva; soddisfare la domanda di prodotti da fumo biologici; conoscere le virtù fitoterapiche del tabacco

A partire da quest'anno - si legge in un articolo di Tevere TV - il Gruppo Aboca entra in maniera importante nella produzione di tabacco biologico.
Questa scelta dell'azienda deriva da una duplice motivazione:
1. in risposta alle problematiche riscontrate nelle ultime annate in Valtiberina (sono noti gli episodi di contaminazione di terreni coltivati in biologico causati dall'effetto deriva di prodotti fitosanitari impiegati nelle produzioni convenzionali), dimostrando la sostenibilità economica di pratiche colturali maggiormente ecocompatibili rispetto a quelle in uso;
2. la convinzione che ci siano importanti spazi per la produzione biologica del tabacco, anche in chiave terapeutica.
Lo scopo, in linea con il know-how aziendale, è lavorare sugli estratti di tabacco. Il Tabacco è, infatti, a tutti gli effetti una pianta officinale: da qui l'interesse ad incrementare le conoscenze sulle caratteristiche terapeutiche di questa pianta, vedendola come possibile protagonista anche nel mondo della salute.
Nel mese di giugno 2016 è stato raggiunto un accordo tra Aboca ed ONT (Organizzazione Nazionale del Tabacco) per l'acquisto da parte di Aboca di tabacco biologico e di tabacco in conversione delle varietà Virginia Bright e Kentucky prodotto in Valtiberina.
Il contratto prevede l'impegno di Aboca ad acquistare per il 2016 fino ad un massimo di 600 tonnellate di Virginia Bright e di 200 tonnellate di Kentucky, riconoscendo ai produttori soci ONT i seguenti differenziali di prezzo rispetto alle griglie di valutazione valide per il prodotto convenzionale:
+ 50% per il tabacco prodotto sulle superfici in conversione al biologico
+ 70% per il tabacco certificato biologico
Aboca, inoltre, coltiverà direttamente 15 ha di tabacco biologico (12 di Virginia Bright e 3 di Kentucky).
Contestualmente alla stipula del contratto è stato siglato un accordo concernente le buone pratiche agricole atte ad evitare fenomeni di contaminazione da prodotti fitosanitari a danno delle coltivazioni vicine.
L'accordo prevede:
• il rilevamento della velocità del vento nell'areale considerato e successiva trasmissione dei dati attraverso i canali di comunicazione della ONT, al fine di evitare i trattamenti in presenza di vento;
• l'impiego di augelli antideriva;
• il divieto all'utilizzo di dispositivi che creano dispersione tramite ventilazione.
Al di là del progetto specifico di Aboca nella lavorazione degli estratti, si possono senza dubbio fare considerazioni interessanti anche ad un livello più generale di comparto.
La richiesta di prodotti da fumo biologici (Organic) in USA e in Giappone è in fortissima crescita, tanto che i grossi gruppi multinazionali hanno già avviato le prime sperimentazioni. Riprova ne sono i terreni coltivati con tabacco biologico in Francia, in Veneto e, da quest'anno, in Umbria e in Campania.
Anche se parlare di tabacco biologico può sembrare inconsueto, il consumatore di tabacco può ricercare un prodotto ottenuto biologicamente e senza il rischio di residui.
Questo aspetto diventa tanto più importante se si considerano i nuovi prodotti privi di combustione che si stanno sempre più diffondendo.
Per quanto riguarda l'aspetto ambientale e l'impatto sulla collettività, la possibilità di coltivare biologicamente il tabacco rappresenta una novità importante se si considera il differente modo in cui l'agricoltura biologica approccia il processo produttivo (rotazioni colturali, utilizzo di colture target, insetti utili, impiego di prodotti naturali ammessi in agricoltura biologica).
Il progetto, da questo punto di vista, rappresenta un'avanguardia e va nella direzione dettata dal CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura) che, su istanza del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, sta studiando la "Possibilità di introdurre la coltivazione a basso input nella produzione di tabacco in Valtiberina".
Si aprono prospettive importanti che possono offrire alla Valtiberina, terra storicamente vocata alla produzione di tabacco di qualità, la possibilità di orientarsi ad una maggiore tutela della salute e dell'ambiente e offrire ai produttori redditività interessanti in un comparto i cui livelli di remunerazione sembrano non essere più quelli del passato.

 

 

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